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Abruzzo, sicurezza lavoro: sindacati contro regione

CGIL CISL UIL Abruzzo avvertono forte l’esigenza di rappresentare in maniera più rispondente alla realtà la situazione della Salute e Sicurezza sul Lavoro in Abruzzo, dopo la lettura data, e resa pubblica con un comunicato stampa, dall’Assessore De Fanis, in occasione della audizione con i soggetti istituzionali e le parti sociali della Commissione Senatoriale sugli infortuni sul lavoro, tenuta lunedì scorso a L’Aquila. E’ evidente infatti che la Regione non solo non conosce la realtà ma ignora persino i compiti che la legge le affida. Non a caso l’oggetto della audizione della Commissione era: esaminare le problematiche concernenti l’attuazione sul territorio delle normative in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro , anche in considerazione delle importanti funzioni di programmazione, coordinamento e controllo attribuite alle Autorità regionali. In altre parole: stanno tutti facendo il proprio dovere? Abbiamo dovuto evidenziare, cosa che per altro denunciamo da mesi, che la Regione è latitante nel far funzionare correttamente il Comitato di Coordinamento Regionale, che è stato riunito solo 4 volte dalla sua costituzione nel 2008, mentre è previsto che dovrebbe farlo almeno ogni tre mesi! In aggiunta il Comitato non è presieduto, su delega del Presidente, da un assessore al ramo – sanità o lavoro- ma dall’assessore alla cultura, con delega alla prevenzione collettiva che è materia della sanità. E’ evidente quindi che in Abruzzo, tolti gli aspetti meramente burocratici, non è stata attivata alcuna funzione di programmazione e indirizzo delle attività di PREVENZIONE e VIGILANZA al fine di individuare settori e priorità di intervento, realizzando la sinergia e l’integrazione fra le funzioni dello Stato, degli enti sul territorio e delle parti sociali. Non a caso le dichiarazioni stampa dei membri della Commissione, se pur col garbo istituzionale, hanno fortemente sottolineato questa grave carenza di ruolo, che nuoce alla definizione di strategie comuni che consentano in maniera più efficace di aggredire il problema della sicurezza sul lavoro.

Altro punto di sofferenza la grave carenza di organico, 83 unità di cui solo 41 con qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria, con un rapporto di 1 ogni 1374 aziende da controllare contro una media nazionale di 859. E’ vero assessore, che eroicamente riescono a garantire il 5% di aziende ispezionate, ma non sorge il dubbio sulla qualità del lavoro svolto in queste condizioni e sulla mancanza di interventi sul campo della prevenzione, che è la parola chiave del Testo Unico sulla sicurezza? Come si farà ad attivare la direttiva REACH sulla sicurezza nel settore chimico se non ci sono figure professionali? (manca un chimico! Così come psicologi per lo stress da lavoro correlato) Ma a proposito di dati, anche qui De Fanis ha dato i numeri, molto rassicuranti! <<Gli infortuni mortali, passati da circa 40 dei primi anni del 2000 ai circa 20 degli ultimi anni>> Come può l’assessore non sapere che sono stati 37, nel 2009, 28 nel 2010 e nel 2011, su dati ancora provvisori, l’INAIL ne certifica 32? Sa che in materia di malattie professionali l’Abruzzo ha l’indice di incidenza più alto d’Italia? (3,94 contro una media nazionale di 0,85). Siamo fortemente interessati a conoscere le <<molteplici iniziative inerenti la prevenzione degli eventi infortunistici, attraverso progetti incentivanti in favore delle Asl e puntando ad incrementare le ispezioni nel settore dell’edilizia>> messe in campo dalla Regione, tali da determinare <<una diminuzione degli infortuni sul lavoro>> anche perché è necessario il coinvolgimento delle parti sociali per garantire la buona riuscita. Tra il 2009 e il 2010 gli infortuni sono diminuiti dell’1,4%, corrispondenti a 278 casi. Fra il 2008 e il 2010 in Abruzzo abbiamo avuto, fra licenziamenti e CIG, circa 40.000 lavoratori fuori dal lavoro. Questi dati inducono a riconsiderare la reale diminuzione degli infortuni ed il valore degli incrementi degli incidenti mortali. La riflessione sul che fare, per fronteggiare una situazione in un trend di miglioramento generale in campo nazionale, ma che conserva tutti i caratteri della drammaticità, anche per la grande fascia di omissione di denunce che vive nell’area del lavoro nero e precario, vorremmo poterla fare nella cabina di regia che la Regione ha la responsabilità di far vivere. Abbiamo consegnato queste considerazioni alla Commissione Senatoriale, riservandoci di rimettere un documento scritto specifico sulla situazione delicata della ricostruzione post terremoto, che abbiamo stimato comporterà l’apertura di circa 12 mila cantieri e nella quale sono implicate questioni di sicurezza e legalità.

p. Segreterie CGIL CISL UIL Abruzzo

D’Aurora Sangermano Paolelli

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