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Abruzzo: rischio idrogeologico, 40 milioni fermi


Di Paolo:”no commissari, li do ai comuni”.

I 40 milioni per la mitigazione del rischio idrogeologico annunciati dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, e dall’assessore ai lavori pubblici Angelo di Paolo nel corso di una conferenza stampa dello scorso fine gennaio sono bloccati.

 

L’impasse dei fondi è legata inevitabilmente alle sorti del commissario project-manager Gianfranco Mascazzini, arrestato dalla Procura di Napoli a seguito di un’inchiesta su presunti reati di natura ambientale.
Le misure cautelari nei confronti dell’ex direttore del ministero dell’Ambiente, con cui la Regione ha stilato l’accordo per ottenere il finanziamento di 40 milioni per la tutela del rischio idrogeologico, idraulico e della costa, hanno fermato ogni iter procedurale. Una beffa, considerato lo stallo in cui versano attualmente questi fondi.
Per sbloccare la situazione l’assessore Di Paolo ha già inviato una richiesta al ministero.
“La mia idea – spiega – è quella di dirottare questi fondi direttamente ai Comuni, affinché siano gli stessi Enti locali a utilizzarli, se necessario con il coordinamento della Regione e del mio assessorato, per la tutela del territorio. Spero la richiesta venga accolta già da questa settimana”.
“Contestualmente – aggiunge – richiederò altri fondi perché le risorse sono sempre necessarie in questo settore. Tutti devono fare la loro parte, per la prevenzione del rischi idrogeologico. La Regione, le Province, i Comuni ma anche il Governo, stanziando i fondi necessari”.
Prevenzione e tutela del territorio sono le parole d’ordine che ricorrono in questi giorni alla luce del disastro ambientale che ha interessato la provincia teramana, con episodi di esondazioni, allagamenti e crolli quantificati in diverse decine di milioni di euro di danno.
“L’iter per la richiesta dello stato di emergenza al Governo, propedeutica per il riconoscimento dei risarcimenti, è pronto – spiega l’assessore alla Protezione civile Gianfranco Giuliante – Sono in attesa delle documentazioni da parte di Comuni e Province nelle quali viene quantificato il danno registrato nelle singole aree”.
Quello della richiesta di risarcimento danni è una delle prerogative attualmente in Capo alla Protezione civile regionale, il cui coordinamento è demandato a prefetti e Comuni.
Nella “scala” dei disastri, infatti, esistono tre gradi di emergenza: A, B e C, dove quest’ultima è quella più grave, riscontrabile in eventi catastrofici come il terremoto dell’Aquila, nei quali la Protezione civile interviene d’imperio senza la necessità di un alcun coordinamento sovraordinato.
Le abbondanti piogge cadute nel Teramano, nonostante la gravità dei danni provocati, sono state classificate come grado “A”: “In questo caso – sostiene Giuliante – la Protezione civile agisce e si muove su indicazione di prefetti e sindaci dei Comuni. Per questo quando si parla di inefficienza e ritardi della macchina della Protezione civile chi lo fa dimostra di non conoscere la materia”.
“La Protezione civile monitora costantemente i territori – conclude – fornisce informazione e interviene lì dove c’è la richiesta”.

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