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Abruzzo: quasi 60% pensionati vive con meno di 500€

In Abruzzo il 58,05% dei pensionati si colloca nella fascia con pensione fino ai 500 euro, contro la media nazionale del 23,8%; otto pensionati su dieci non superano i mille euro (5 su 10 in Italia); solo sei pensionati su cento superano i 1.500 euro (21% a livello nazionale). A diffondere i dati sono stati i sindacati regionali dei pensionati, che hanno anche annunciato l’adesione, il prossimo 20 giugno, alla manifestazione nazionale per promuovere la «piattaforma nazionale unitaria». I numeri delle pensioni in Abruzzo sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa a Pescara, dal segretario regionale dello Spi-Cgil, Giovanna Zippilli, da quello della Uilp, Ganni Orsini, e dal segretario della Cisl Pensionati, Antonio Tatone. Sono 351.230, nel complesso, le pensioni previdenziali in Abruzzo, secondo le organizzazioni sindacali che hanno elaborato dati Inps. L’importo medio è di 737,20 euro. Il 50,74% delle pensioni erogate è relativo al fondo lavoratori dipendenti, mentre il 29,04% riguarda coltivatori diretti mezzadri. Le percentuali medie sono ben diverse in Italia, dove l’importo medio è pari a 859 euro: 65,42% fondo pensioni lavoratori dipendenti, 11,95% coltivatori diretti mezzadri. È proprio per l’incidenza delle pensioni relative a coltivatori diretti mezzadri (importo medio 464 euro), secondo i sindacati, che il valore medio delle pensioni abruzzesi è così basso. Annunciando la riunione dei dirigenti regionali il prossimo 7 giugno e la successiva partecipazione alla manifestazione nazionale, i segretari dei sindacati dei pensionati hanno sottolineato che «le cose in Abruzzo vanno peggio che in Italia». «Diminuiscono infatti i posti di lavoro sia nel settore pubblico che in quello privato – hanno spiegato -, il reddito pro capite si riduce in maniera consistente, sia per i lavoratori attivi che per i pensionati, i tagli alla spesa sanitaria stanno determinando ovunque riduzioni delle prestazioni e l’allungamento delle liste d’attesa e, infine, l’allungamento della vita viene vissuto, anzichè come valore positivo, come disgrazia per i ritardi e le carenze del piano regionale sulla non autosufficienza». La piattaforma unitaria promossa a livello nazionale dai tre sindacati riguarda proprio la non autosufficienza, la negoziazione sociale e il fisco. 

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