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Abruzzo. Punti nascita, decise le chiusure di Atri, Penne, Sulmona e Ortona. Si inizia il 31 agosto.

Sembra oramai segnato il destino dei quattro punti nascita abruzzesi ritenuti poco sicuri e con troppo pochi parti all’anno.
Mentre infatti infuria la polemica politica e comitati e sindaci si apprestano alla battaglia, dopo la firma del manager della Asl di TeramoRoberto Fagnano sulla delibera di chiusura del punto nascite di Atri è arrivata questa mattina quella relativa a Penne da parte del direttore generale della Asl di Pescara Claudio D’Amario.
Domani toccherà a Ortona e a firmare sarà il direttore generale facente funzione della Asl di Chieti Lanciano Vasto Pasquale Flacco.
Poi sarà la volta, entro pochi giorni, della delibera di chiusura del punto nascita di Sulmona.
Il direttore generale della Asl Sulmona Avezzano L’Aquila Giancarlo Silveri spiega adAbruzzoWeb che è ancora allo studio il cronoprogramma per l’adeguamento strutturale dei servizi territoriali e degli altri punti nascita, che dovranno compensare la chiusura a Sulmona.
Una cosa è certa: quando su richiesta delle opposizioni accordata dall’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci il 9 luglio si riunirà all’Emiciclo all’Aquila il Comitato percorso nascita regionale (Cpnr), i giochi saranno già fatti, le delibere, anche quella di Sulmona già firmate e operative.
I punti nascita non chiuderanno ovviamente di punto in bianco, le delibere indicano tutte una data entro cui svolgere le azioni propedeutiche.
Per Atri e Penne si indica il 1 novembre 2015 come data in cui scatterà la definitiva “sospensione dei ricoveri, relativi a nascite parti e diagnosi ostetriche”.
Per Ortona la chiusura avverrà il 31 agosto.
Per il punto nascite di Sulmona la data prevista è il 30 ottobre.
Nella delibera relativa alla chiusura di Atri si mettono nero su bianco le azioni da svolgere per potenziare il servizio nei vicini punti nascita di Teramo e Sant’Omero.
All’ospedale di Teramo andrà potenziata la sala parto e il reparto di neonatologia, andranno assunte altre ostetriche.
A Sant’Omero andranno aumentati i posti letto di degenza, e si legge “andranno ristrutturati i locali di degenza ostetrica risalenti agli anni ’70, e mai ristrutturati, in analogia all’adeguamento delle sale parto”.
Prima di chiudere i punti nascita di Sulmona, la Asl  dovrà  garantire la reperibilità sul territorio di un maggior numero di ostetriche e ginecologi, individuare i punti di atterraggio per i voli notturni dell’elicottero. Si utilizzeranno in particolare campi sportivi dotati di illuminazione come ad esempio quelli di Sulmona, Villalago e Castel di Sangro. Andranno acquistate altre autoambulanze e andrà  realizzata una nuova sala travaglio all’ospedale di Avezzano.
E’ per questa ragione che il gruppo in consiglio regionale di Forza Italia ma anche quello del Movimento 5 stelle contestano che alla fine costerebbe meno tenere aperti i quattro punti nascita, piuttosto che dotare il territorio di servizi compensativi e potenziare  gli altri punti nascita destinati ad accogliere un maggior numero di partorienti.
Il direttore generale Silveri osserva però a tal proposito, che “la ratio della riorganizzazione non è quella di risparmiare soldi, ma di concentrare i parti in strutture che garantiscono un alto numero di interventi all’anno, perché al di sotto di una certa soglia, sono minori anche i requisiti di sicurezza, è più frequente l’errore che può essere fatale per nascituri e madri”.
A questa argomentazione il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo ribatte però che “per quanto riguarda l’Abruzzo i punti nascita di Atri e Ortona in base ai dati aggiornati sono oggi sopra i 500 parti l’anno, al di sopra dunque della soglia sotto cui si è decisa di far scattare al chiusura”
E aggiunge che in termini di sicurezza, “in base ai dati della stessa Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, i punti nascita di Atri e Sulmona hanno requisiti superiori a quelli dei punti nascita di Sant’Omero, Teramo e Lanciano”.

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