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Abruzzo, provincia unica: è guerra su capoluogo

È sempre più incandescente il dibattito sul riordino delle province, infiammato dalle polemiche sulla sede dell’eventuale ente unico per l’Abruzzo: Pescara o L’Aquila?
L’idea di una provincia unica per tutta la regione è stata avanzata dal governatore, Gianni Chiodi, durante una riunione di maggioranza la scorsa settimana, per placare le discussioni sorte all’indomani del voto del Consiglio delle autonomie locali che, con una stringata maggioranza di otto “sì” su 20 componenti, aveva dato il via libera all’ipotesi fusione tra L’Aquila e Teramo e tra Chieti e Pescara, rimandando la decisione al Consiglio regionale.
Un parere solo di natura consultiva, ma che non aveva mancato di evidenziare le prime crepe dentro i partiti: rappresentanti del Pdl e del Pd si sono spaccati al loro interno sulla base dell’appartenenza territoriale, così si sono visti sindaci di opposte fazioni andare a braccetto sventolando la bandiera del rispettivo campanile.
Chiodi ha cercato di correre ai ripari spingendo al massimo l’acceleratore sulla maxi fusione, visto che la competenza  ma invece di chiudere bonariamente la partita si è aperto un fronte esplosivo.
Il consigliere regionale del Pdl Lorenzo Sospiri ha lanciato immediatamente un monito minaccioso: “il capoluogo deve essere Pescara, L’Aquila non è adeguata, su tale posizione non si transige, a costo di presentare 25 mila emendamenti”. Quindi la stoccata: “l’ipotesi della provincia unica è nata a difesa della Provincia di Teramo che non vuole restare col cerino in mano”, un chiaro affondo nei confronti del presidente della Regione, che proviene da quel territorio.
Sulla scia di Sospiri il presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa, e il capo del movimento “Pescara capoluogo”, Roberto Santuccione, che, con toni ancor più perentori ha affermato: “L’Abruzzo non ha bisogno di province, l’Abruzzo ha bisogno di Pescara”, arrivando a riproporre per la città adriatica il ruolo di capoluogo di regione “per la sua posizione strategica, per il suo potenziale di infrastrutture e per la sua vocazione commerciale innata”.
Dentro il Pdl si è aperta la bagarre, il coordinatore provinciale aquilano, Alfonso Magliocco, ha affermato che “le minacce non tanto velate di alcuni consiglieri regionali e presidenti di provincia stanno a dimostrare l’immaturità di una classe dirigente che sotto il labile vessillo del ‘bene dell’Abruzzo’ continua a coltivare il proprio piccolo orticello nel tentativo di mantenere posizioni personali indanno al territorio inteso nella sua interezza”.
Ancora più duro e diretto il consigliere comunale e assessore provinciale dell’Aquila Guido Liris, intervenuto due volte sull’argomento: “il presidente Chiodi non deve cedere ai ricatti del campanilismo pescarese, le minacce di Sospiri al governatore costituisce un precedente pericoloso per la tenuta della maggioranza di centrodestra in Consiglio regionale, nonché rischiano di accendere tensioni importanti tra territori della stessa regione”.
Ma la confusione regna sovrana anche dentro il Pd, con una parte del gruppo regionale, formata da Giovanni D’Amico, Giuseppe Di Pangrazio e Claudio Ruffini, che ha sposato l’idea di Chiodi con un comunicato inviato alla stampa in quattro versioni: nelle prime due non si parlava di capoluogo, nel terzo questo veniva individuato all’Aquila, nel quarto scompariva di nuovo.
Pro-L’Aquila senza tentennamenti, al contrario, Berardo Rabbuffo, capogruppo di Futuro e libertà all’Emiciclo: “lo dobbiamo alla sua storia e alla condizione particolare che sta vivendo dopo il terremoto”.
I cosiddetti moderati, dunque, si stanno accapigliando, mentre le ali degli schieramenti osservano impassibili lo spettacolo.
 
Sulla vicenda capoluogo, infatti, ancora non si sono espressi politici solitamente “dichiarazionisti” come lo sfidante di Chiodi alle ultime elezioni, il capogruppo dell’Italia dei valori, Carlo Costantini, e quello di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, entrambi pescaresi.
Si sa, l’argomento è di quelli che possono bruciare mani e carriere e, per il momento, in molti rimangono nelle retrovie, ma è certo che non potranno farlo a lungo, visto che a breve saranno chiamati a esprimersi in aula.
In quella sede non ci saranno pontieri o colombe che tengono e anche quelli che se ne stanno in un cantuccio saranno chiamati a uscire allo scoperto, e lì se ne vedranno delle belle.
LA NOTA DI ‘PESCARA CAPOLUOGO’
Nel giorno dedicato al Santo Patrono del capoluogo adriatico, il movimento biancazzurro lancia una nuova campagna sui maggiori social network per riaffermare il ruolo guida di Pescara.
“L’Abruzzo non ha bisogno di province, l’Abruzzo ha bisogno di Pescara”. Questo slogan sintetizza molto bene il pensiero del movimento politico Pescara Capoluogo d’Abruzzo che, dopo poco piu’ di un anno, conta oltre 5.000 simpatizzanti e sostenitori.
“Nessun riordino sarebbe necessario – commenta il presidente dei biancazzurri, Roberto Santuccione, sulle pagine dei social network più famosi – se si lasciassero da parte i campanilismi sterili e si guardasse un po’ al futuro.
“L’Abruzzo non ha bisogno di inutili baracconi mangiasoldi ma di amministratori capaci che sappiano pensare in grande ed essere un po’ lungimiranti”.
“Pescara non deve essere capoluogo di regione per ‘unzione divina’ ma per la sua posizione strategica, per il suo potenziale di infrastrutture e per la sua vocazione commerciale innata”.
LIRIS: “A RISCHIO MAGGIORANZA ALL’EMICICLO”
“Per Pescara capoluogo… solo ‘sospiri'”, è quanto si legge in una nota dell’assessore alla Viabilità e consigliere comunale Guido Liris, che chiede al presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, “di non cedere ai ricatti di un campanilismo pescarese che non risponde alle esigenze dell’intero territorio”.
“Le neanche tanto velate minacce del consigliere regionale Lorenzo Sospiri rivolte al presidente e la sua Giunta, circa il riordino delle province possono costituire un precedente pericoloso per la tenuta della maggioranza di centrodestra in Consiglio regionale, nonché rischiano di accendere tensioni importanti tra territori della stessa regione. Tornare sulla decisione del Consiglio delle autonomie locali vuol dire tenere conto di un parere frutto di molteplici incontri con i sindaci, le parti sociali e i capigruppo regionali. Ignorare la votazione del Cal, equivale a ignorare i confronti con i protagonisti del territorio per dare importanza ad interessi di bottega. Per non scendere in campanilismi e fare le giuste considerazioni, abbiamo la responsabilità di ripartire dalle certezze e l’unica sicurezza, indiscutibile e determinata per legge, è che il capoluogo di provincia è L’Aquila”.
“Chieti e Teramo devono fare un fronte comune con L’Aquila, per fare corpo rispetto al tentativo di appropriazione indebita di un ruolo regionale da parte della città di Pescara a discapito delle altre realtà della Regione”.
“Desidero sottolineare l’amarezza e un pizzico di rabbia emersi dal riferimento al terremoto, nel quale Sospiri dichiara che la città dell’Aquila, sia concentrata oltremodo nei processi di ricostruzione, tanto da non poter essere il capoluogo dell’unica provincia abruzzese. Un colpo al fianco ad una città che ha una ferita aperta, inappropriato e ingiusto e comunque tipico di quando non si hanno argomenti validi”.
“La capacità di far diventare protagonista un territorio – dice ancora Liris – non sta nell’avere o meno, una sede istituzionale, ma nella competenza degli eletti di rappresentare i propri elettori”.
MAGLIOCCO: “CLASSE DIRIGENTE IMMATURA”
La vicenda province sta assumendo contorni inquietanti. Nella riunione che si è svolta ieri in Regione è stata affrontata e discussa l’ipotesi di istituzione della provincia unica e quella delle due province (L’Aquila e Chieti/Pescara/Teramo) non prendendo minimamente in considerazione il risultato emerso dal Consiglio delle autonomie locali che, vogliamo ricordarlo, è organo previsto dall’art. 123 della Costituzione. La votazione del Cal, seppur frammentata, ha visto prevalere la proposta dell’istituzione di due province (L’Aquila/Teramo e Chieti/Pescara) che sembra essere, ai più, quella più equilibrata. 
L’esistenza di campanilismi e di tentativi mai sopiti di togliere all’Aquila lo status di capoluogo di regione stanno condizionando il dibattito sull’accorpamento delle Province che invece avrebbe avuto bisogno di maggiore prudenza e soprattutto di analisi di maggior respiro rispetto alle esternazioni campanilistiche utili soltanto a racimolare consenso da parte della vecchia politica, incapace di uscire da schemi autoreferenziali e per lo più estranei ai cittadini sempre più disorientati.
Non si notano, infatti, nel dibattito in corso valutazioni oggettive in grado di determinare la migliore scelta possibile. L’ipotesi della provincia adriatica (Chieti/Pescara/Teramo) viene proposta soltanto in base a convenienze localistiche che non tengono in considerazione i disequilibri che si determinerebbero sia in termini di popolazione che in termini di Pil. La seconda proposta, quella della provincia unica, sebbene da valutare attentamente, è stata totalmente screditata da quanti vedono in tale situazione la possibilità di sottrarre a L’Aquila lo status di capoluogo di regione cominciando a togliergli quello di capoluogo provincia ancorando tale ragionamento al fatto cheL’Aquila ha avuto e continua ad avere le attenzioni a causa del terremoto e quindi è ora di sostenere concretamente altre realtà.
A questi diciamo di vergognarsi e gli auguriamo di non dover mai seppellire i propri concittadini e di non vivere tale tragedia. L’argomentazione per la quale  non si vuole più “essere sfigati peggio di Willy il Coyote”, rischia di diventare un boomerang, laddove si sceglie di diventare sciacalli!
Le minacce non tanto velate di alcuni consiglieri regionali e presidenti di provincia stanno a dimostrare l’immaturità di una classe dirigente che sotto il labile vessillo del “bene dell’Abruzzo” continua a coltivare il proprio piccolo orticello nel tentativo di mantenere posizioni personali indanno al territorio inteso nella sua interezza.
DA AbruzzoWeb

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