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Abruzzo, piano cave: “difendere moratoria”

Non si può cancellare il divieto per 18 mesi a rilasciare nuove autorizzazioni di attività estrattive nelle cave. Legambiente Abruzzo difende con forza questa moratoria, contenuta nella Finanziaria regionale, la cui abrogazione è stata richiesta a gran voce da alcune tra le più grandi associazioni imprenditoriali della Regione.

«Questa occasione può essere l’avvio di un nuovo processo di innovazione – spiega Luzio Nelli, della segreteria regionale di Legambiente – La moratoria va assolutamente mantenuta, perché può costituire la base legislativa di partenza per un piano cave che stabilisca regole e che provveda a controlli e sanzioni. Si consideri che l’Italia, con oltre 34 milioni di tonnellate e una media di 565 chili per ogni cittadino, continua a detenere un vero e proprio primato europeo nel consumo di cemento: in un momento di crisi come questo, adeguare il canone al prezzo medio che si paga oggi nel Regno Unito per l’attività di cava (il 20% contro l’attuale media abruzzese, così come italiana, del 4%) non può che portare beneficio alle casse regionali».
«Non si può aspettare oltre per dare all’Abruzzo il suo primo piano cave – ribadisce Luzio Nelli – Ormai siamo rimasti tra le pochissime regioni che non lo hanno. Un piano cave è necessario sia per regolamentare l’iter autorizzativo sia il numero di cave, che in Abruzzo sono tantissime: 239. L’attività estrattiva può diventare per la Regione Verde d’Europa, come accaduto in altri Paesi, un settore di punta della green economy, che può fare a meno di cave puntando sul recupero degli inerti provenienti dall’edilizia, vista soprattutto la situazione dell’Aquilano. In pochi anni è possibile raggiungere risultati rilevantissimi attraverso l’obbligo di utilizzare materiali provenienti dal riciclo degli inerti edili, da utilizzare al posto di quelli provenienti da cava per infrastrutture e costruzioni, visto che oggi hanno prestazioni assolutamente identiche».

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