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Abruzzo. Pensionati autonomi: politica indifferente alla terza età

«Ripagati dalla politica con indifferenza, e dai governi con misure ancora più dure. Nonostante in questi anni di crisi economica i pensionati abbiano rappresentato un fattore di stabilità sociale,  sostenendo spesso con le sole proprie spalle i giovani e le famiglie». Lo dice Franco Cambi, presidente regionale del Cupla, la sigla che raggruppa oltre 130mila pensionati abruzzesi del lavoro autonomo dell’agricoltura, dell’artigianato e del commercio aderenti a Confagricoltura, Confcommercio, Confartigianato, Coldiretti, Confesercenti e Cna, all’indomani della denuncia-appello rivolta al governo Letta dagli organi nazionali del Comitato unitario.

La gran parte delle pensioni più basse – afferma  Cambi  «si concentra nel comparto del lavoro autonomo: il 52% dei pensionati italiani e abruzzesi percepisce un assegno mensile inferiore a mille euro, il 17% addirittura inferiore a 500. E gran parte di queste mini-pensioni si concentra proprio nei comparti dell’agricoltura, dell’artigianato e del commercio. Dunque, per questa massa di anziani, sopravvivere diventa quasi uno sport estremo, reso tanto più difficile dal taglio continuo delle prestazioni assicurate dallo Stato sociale. Difficoltà che la stagione estiva finisce per accentuare, accrescendo la solitudine delle persone sole».

Da qui l’avvio, da parte dei pensionati del lavoro autonomo, di confronto serrato con la Regione e gli enti locali sui temi di più stringente attualità, come il l’assistenza socio-sanitaria («che proprio nei mesi estivi svela uno dei suoi volti più drammatici per il mondo della Terza Età»), i servizi territoriali, il sostegno ai disabili e alle loro famiglie: «E’ su questi aspetti – conclude Cambi – che si gioca la credibilità di un sistema di Welfare, ed è su questo che incalzeremo la Regione e gli enti locali, alla ricerca di soluzioni in grado di assicurare continuità di prestazioni».

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