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Abruzzo. No Triv: un solo referendum approvato ma lo stop ad Ombrina sembra confermato

“Riteniamo che è cessata la materia del contendere. Dal 20 di gennaio riprendiamo un’iniziativa istituzionale come da delega dei cittadini per fare in modo che il Governo e il Parlamento producano nuova norma e nuovo assetto per aumentare il mare blu e per superare il problema delle isole Tremiti che costituiscono un giacimento dell’umanità”.

Lo ha detto il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, a margine della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa ‘Connettere l’Adriatico’ sulle reti Ten-T, a proposito dei referendum sulle trivelle dopo la decisione della Cassazione di dare l’ok solo ad un quesito sui sei presentati.
Sulla questione, alcune delle Regioni proponenti hanno firmato la procura per sollevare il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale.

“Ci siamo attivati noi per l’iniziativa referendaria – ha spiegato D’Alfonso a margine della presentazione della iniziativa ‘Connettere l’Adriaticò -. Abbiamo conseguito il risultato di superare e di affondare l’Ombrina di ferro, abbiamo recuperato il mare blu entro le dodici miglia: per quanto ci riguarda è cessata la materia del contendere”.

Ma si aprono comunque scenari difficili da prevedere per i comitati.
L’Ordinanza della Cassazione sui referendum anti-trivelle “da un lato conferma lo stop a Ombrina, che con la legge attuale non si può più realizzare, dall’altro apre a scenari difficilmente prevedibili”. E’ quanto afferma, in una nota, il Forum H2O sul tema delle trivellazioni. Secondo il Forum, in caso di esito positivo dell’unico referendum ammesso, che riguarda la possibilità di prorogare o meno i titoli minerari già rilasciati – la cui durata, nella legge di stabilità, viene legata alla vita utile del giacimento, “sarebbero da smantellare subito 34 piattaforme esistenti entro le 12 miglia, 6 nel 2016, 10 nel 2017 e 11 nel 2018”. Oltre le 12 miglia, però, “rimarrà il far west – si legge nella nota del Forum H2O – in terraferma solo qualche argine in più”. Per il Coordinamento No Ombrina serve dunque “una strategia ‘trivelle zero'”.

Si inserisce nel dibattito politico anti-trivelle il comitato aquilano di ‘Possibile’ che, in una nota, chiede al presidente dell’Esecutivo d’Abruzzo di chiarire 2le reali volontà della Regione”. “Apprendiamo con sgomento e stupore che la Regione Abruzzo, contrariamente alle altre 9 Regioni che si sono mosse per i referendum contro le trivellazioni, non avrebbe intenzione di tutelare gli interessi dei propri cittadini. Dopo i provvedimenti farsa del governo, in chiusura d’anno, sui permessi di prospezione e sulle concessioni ed in attesa che la Corte Costituzionale si pronunci sui referendum la prossima settimana, la Regione Abruzzo decide di ritirare la delega per i referendum al professor Mangiameli. Chiediamo, perciò – prosegue la nota- che il Presidente D’Alfonso faccia immediatamente chiarezza sulla vicenda e che riferisca con urgenza davanti al Consiglio regionale su quali siano le reali volontà sue e dell’intero governo regionale”. “Per quanto ci riguarda – avvisano i membri aquilani di Possibile – dopo un’intera estate passata a raccogliere firme di oltre 2400 persone in provincia dell’Aquila (di cui 1800 solo a L’Aquila, oltre 9000 in tutta la Regione ad opera dei diversi Comitati regionali) anche per i quesiti referendari contro le trivellazioni a mare e contro il carattere strategico delle trivellazioni, continueremo a seguire con estrema attenzione e con l’interesse di sempre l’evoluzione del quadro nelle prossime ore e dei prossimi giorni, vigilando che l’interesse degli abruzzesi non sia sovvertito da alcun colpo di mano”.

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