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Abruzzo. Masterplan: verifica sulla programmazione degli interventi

Fare in modo che la Tiburtina torni ad essere una strada liberata dal ferro chiudendola al traffico automobilistico sia il sabato che la domenica con la contestuale “depedaggizzazione” del tratto autostradale che conduce da Pescara a Scafa”. E’ il sogno tutt’altro che velato del presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, per valorizzare l’immagine turistica dell’Abruzzo trasformando così la regione dei Parchi in una sorta di Friburgo italiana. “Ho già l’accordo a costo zero per la Regione con la società che gestisce l’autostrada dei Parchi – ha confessato il Presidente – e, se si avesse un po’ più di coraggio, si potrebbe da Scafa arrivare fino a Sulmona. L’Abruzzo diventerebbe la regione più bella d’Italia se si pensasse anche a collegare Teramo e L’Aquila a livello cicloturistico”. La verifica della programmazione degli interventi previsti nel Masterplan Abruzzo è stata, questo pomeriggio, al centro di una riunione presieduta dal presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, ed alla quale hanno preso parte i rappresentanti delle Province di Chieti, L’Aquila, Pescara e Teramo in qualità di Soggetti Attuatori Patto per il Sud, il Responsabile attuazione Patto per il Sud ed i referenti regionali. Tra gli interventi più significativi previsti nel Masterplan si segnala, infatti, quello relativo ai 61 milioni di finanziamento per la realizzazione delle piste ciclabili. A tal proposito, il presidente D’Alfonso ha indicato i criteri cardine cui fare riferimento: il completamento di infrastrutture ciclopedonali già esistenti, grandi percorsi ciclopedonali scavalcati nel precedente periodo di programmazione con una grande capacità di collocazione turistica dell’Abruzzo, ed infine il sistema ciclopedonale delle aree urbane con riferimento non soltanto ai capoluoghi di provincia. “La distrettualizzazione delle nostre città – ha affermato D’Afonso – si crea costruendo scuole, ospedali e impiantistica sportiva al centro ma si concretizza anche attraverso la realizzazione di un diverso modo di spostarsi. Ecco perchè – ha proseguito – è assolutamente necessario evitare la “comunalizzazione” della piste ciclabili che, invece, devono avere la forza di legare un territorio omogeneo”. Un altro criterio di cui tenere conto, secondo D’Alfonso, è poi quello della consistenza della pluralità di agglomerato “poichè non avrebbe senso dividere le risorse complessive in parti uguali tra le amministrazioni provinciali senza analizzare le specificità del territorio”.

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