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Abruzzo. Indagine semestrale: L’industria cresce, ma con poco slancio

L’Europa frena.
Ci vogliono riforme.
Le pmi restano fuori dalla creazione dello sviluppo.
Il capitale territorio è da valorizzare: risorse umane ed artistiche in primis.
Il capitale fiducia è da introdurre.
L’indice turistico regionale è al 4,7%, a fronte del 12,8% delle altre regioni.
Sembra il manifesto dell’Abruzzo, ma sono le parole dell’economista Pino Mauro, con le quali si può sintetizzare l’intervento fatto nel corso della presentazione dell’indagine semestrale sull’industria regionale..

La carenza di innovazione e il lavoro”, spiega Mauro, “sono i punti più complessi da superare e sui quali si registrano maggiori difficoltà”. Sulla prima, esiste “perché la struttura produttiva storica dell’Abruzzo è caratterizzata dalla grande impresa. Le moltissime piccole e medie imprese, che invece oggi sono numerosissime, non riescono a sostenere il processo innovativo, che richiede digitalizzazione e globalizzazione, nonché investimenti. Tutti i dati relativi allo sviluppo sul web, banda larga, e commerce, ci collocano al di sotto della media nazionale”.
Per quanto riguarda invece il lavoro nell’ultimo anno, seppure ci siano valori positivi nell’ultimo anno, se ci rapportiamo agli anni pre crisi si nota un ritardo del 2,3%: mancano all’appello 12mila posti di lavoro, tutti nel terziario. Moda, mobiliare, assicurazioni, marketing: questo è il settore che fino a pochi anni fa era indicato come trainante. Sono di fatto 12000 posti di lavoro irrecuperabili.

“I dati relativi alla prima parte del 2016 confermano il leggero miglioramento già registrato nel secondo semestre dell’anno scorso. Nel primo semestre, peraltro, si registra anche qualche ripresa negli investimenti, vero problema dell’economia abruzzese negli ultimi anni. E’ un segnale incoraggiante seppure ancora debole, in linea, del resto, agli scenari economici e politici che si paventano a livello italiano ed europeo”.

Così il presidente di Confindustria Abruzzo, Agostino Ballone, in occasione della presentazione dell’indagine semestrale sull’industria regionale.

“A fronte di questi scenari economici – dice Ballone – il nostro Paese e la nostra Regione hanno bisogno di dare giusta soluzione a problemi antichi che ostacolano un giusto approccio alle nuove tematiche finanziarie e produttive da parte del sistema economico. Rispetto alla nuova era economica in corso, definita ormai comunemente ‘Industria 4.0’, restano nodi da aggredire per rendere più competitivo il nostro sistema produttivo e il relativo contesto territoriale e amministrativo”. “Burocrazia e sistema autorizzativo, infrastrutture materiali e immateriali, sistema formativo, servizi pubblici locali, difficoltà di accesso al credito – aggiunge – tanto per citare alcune questioni prioritarie, restano ancora ostacoli alla crescita e allo sviluppo di una regione che, invece, ha in sé enormi potenzialità imprenditoriali e voglia di crescere. I paradigmi economici attuali impongono, pertanto, anche una nuova consapevolezza e formazione da parte di tutte le componenti: pubblica amministrazione e istituzioni in primis ma anche politica e imprenditoria”.

I dati evidenziano ancora una volta una ripresa dell’occupazione e un aumento dell’export, ma certificano soprattutto una situazione di stabilità, senza cioè grossi segnali di slancio e di crescita, a causa di investimenti da parte delle imprese ancora insufficienti. Un gap che la Regione si è impegnata a colmare, per quanto di sua competenza, con una serie di bandi che destinano importanti risorse dei fondi europei proprio alla ricerca e all’innovazione. “E’ questa la strategia che abbiamo messo in campo – ha sottolineato l’assessore regionale alle attività produttive Giovanni Lolli – perché ci sono diverse aziende, nel nostro tessuto produttivo, che già oggi sono in grado di competere sui mercati ad altissimi livelli. Di qui la scelta di sostenere e accompagnare queste imprese, al fine di generare un circolo virtuoso dei cui effetti possano beneficiare anche altri comparti, che invece sono ancora in sofferenza. Mi preme sottolineare, comunque, che un’inversione di tendenza la stiamo già verificando nell’attività dell’assessorato, che continua purtroppo a occuparsi ancora di tante crisi aziendali, ma che da qualche tempo, però, sta assistendo a un numero sempre maggiore di richieste che riguardano gruppi imprenditoriali che vogliono investire in Abruzzo”.

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