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Abruzzo, liberalizzazioni: farmacie chiuse mercoledì

«Ci asterremo dal lavoro mercoledì 1 febbraio (a eccezione delle farmacie di turno) e, se non saremo ricevuti dal Governo e non si verificheranno le condizioni per continuare a garantire un servizio che è e deve rimanere pubblico siamo pronti ad altri scioperi, fino alla disdetta della convenzione con lo Stato». Lo ha detto il presidente di Federfarma Abruzzo e Chieti, Giancarlo Visini, in conferenza stampa. «La liberalizzazione è giusta, ma non così. Le nuove norme sovvertono il principio dell’equità e della sostenibilità». Le farmacie, ha spiegato Visini, «intravedono nel provvedimento Monti una caduta del sistema. Sul fronte sostenibilità avevamo proposto di incrementare il numero delle farmacie con punti vendita in centri commerciali e supermercati. Nei Paesi con grande qualità di servizi, tipo in nord Europa, la media è sopra i 4mila abitanti per farmacia. In Abruzzo è scesa intorno a 2.750, sotto questo quorum il servizio finirà al livello di Stati come Grecia (con centinaia di farmacie nella capitale a discapito delle periferie), Lituania e Lettonia. Se siamo un servizio per lo Stato, lo Stato deve rendere le cose sostenibili, altrimenti siamo libero mercato». Attualmente sono 478 le farmacie abruzzesi, ha ricordato Alfredo Orlandi, presidente nazionale Sunifar (Sindacato farmacie rurali) e vice presidente nazionale Federfarma, «con il nuovo assetto avremo 126 punti in più, 34 per le province di Chieti e L’Aquila e 29 per Pescara e Teramo, senza contare le farmacie che nasceranno in stazioni ferroviarie, aree di servizio, centri commerciali. Una catastrofe per le farmacie dei piccoli centri rurali, i cui proprietari sono disposti a riconsegnare le chiavi». Le Regioni che non emetteranno i bandi di concorso entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge da decreto saranno commissariate e il commissario sarà scelto dal Consiglio dei Ministri. Si può sostenere il concorso fino a 60 anni: Sunifar chiede di alzare almeno di 5 anni il limite. Altra novità del decreto, ha informato Federfarma, è lo sconto del costo dei farmaci di fascia A (quelli mutuabili) e l’obbligo per i medici di indicare sulle ricette i farmaci generici e non solo, come ora, quelli di marca. Il prezzo del farmaco «diventa così a discrezione del farmacista – ha aggiunto Fabrizio Zenobii di Federfarma Pescara -, sarebbe più logico se, come adesso, è il Ministero a fissarlo. Se cancelliamo la convenzione con lo Stato il rischio è che il rimborso del farmaco sarà poi a totale carico del cittadino».

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