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Abruzzo. L’economia regionale nell’analisi della Banca d’Italia

Nel 2013 in Abruzzo l’attività economica si è ulteriormente contratta. La produzione dell’industria manifatturiera è diminuita, sebbene a un ritmo inferiore rispetto all’anno precedente (-2,4 per cento in media d’anno; -5,6 per cento nel 2012). In base alla recente indagine della Banca d’Italia, le imprese manifatturiere maggiormente orientate all’export hanno registrato risultati migliori rispetto a quelle operanti in prevalenza per il mercato interno, in linea con l’andamento degli ultimi anni. La propensione a investire è rimasta generalmente contenuta, anche se segnali di ripresa del processo di accumulazione del capitale si sono osservati tra le grandi imprese.

L’attività di ricostruzione nell’area colpita dal sisma ha continuato a sostenere i livelli produttivi dell’edilizia. La debolezza del comparto rimane tuttavia elevata nelle altre aree della regione, in presenza di un’ulteriore flessione delle compravendite nel mercato immobiliare (-10 per cento circa). In prospettiva, un impulso espansivo potrebbe provenire dalla ripresa dei bandi per opere pubbliche, tornati a crescere nel 2013.

La contrazione del reddito disponibile, solo parzialmente attenuata dall’aumentato ricorso alle prestazioni sociali, si è riflessa sul calo dei consumi delle famiglie, particolarmente accentuato per i beni durevoli. Ne ha risentito la dinamica dell’attività produttiva del terziario, indebolita anche dal ristagno della domanda di servizi da parte delle imprese.

Nel 2013 le esportazioni sono ancora diminuite in valore (-2,4 per cento; -4,8 per cento nel 2012), riflettendo il calo registrato nei settori dell’elettronica, del farmaceutico e del tessile e abbigliamento; si è registrata invece una ripresa delle vendite all’estero di mezzi di trasporto e di prodotti dell’industria alimentare. Le esportazioni continuano nel complesso a collocarsi su livelli inferiori rispetto al picco raggiunto nel 2007, prima della crisi. Nell’ultimo quinquennio si è assistito a una riallocazione delle vendite per aree di destinazione a scapito dei paesi dell’area dell’euro.

Il protrarsi della crisi ha continuato a incidere negativamente sulla redditività delle imprese abruzzesi; hanno registrato un peggioramento anche le condizioni di indebitamento e il grado di liquidità. Si è ridotto il numero delle imprese attive.

Nel 2013 le condizioni del mercato del lavoro regionale si sono ulteriormente deteriorate. Il numero di occupati è diminuito rispetto all’anno precedente (-3,4 per cento), in particolare nell’industria e nelle costruzioni; nelle attività del commercio si è registrata una forte caduta. La flessione dell’occupazione ha riguardato soprattutto la componente maschile, quella a tempo parziale e quella più giovane. Il tasso di disoccupazione medio annuo ha raggiunto un valore storicamente elevato (11,4 per cento), in particolare per la popolazione di età compresa tra i 15 e i 34 anni (21,7 per cento). Tra i giovani abruzzesi, il numero di immatricolati a corsi di studio universitari, già in flessione nel periodo precedente, si è ulteriormente ridotto (dell’11,3 per cento) nel corso della crisi, più della media italiana.

Nel 2013 è proseguito il calo dei prestiti bancari al settore privato (-2,7 per cento; -1,3 nel 2012); vi hanno contribuito la perdurante debolezza della domanda di credito, in un contesto di incertezza sull’evoluzione della situazione economica, e le politiche di offerta degli intermediari, rimaste improntate alla cautela. La riduzione dei prestiti alle imprese ha riguardato tutte le classi dimensionali e tutti i principali comparti di attività economica. I tassi di interesse a breve termine si sono stabilizzati sui livelli del 2012, continuando a riflettere il diverso grado di rischiosità delle imprese. Le erogazioni di nuovi mutui alle famiglie sono ulteriormente diminuite (-28,5 per cento). Il credito al consumo erogato da banche e società finanziarie si è ugualmente ridotto (-4,6 per cento), a fronte del calo della spesa delle famiglie per l’acquisto di beni durevoli. Il tasso di interesse medio sui nuovi mutui alle famiglie è rimasto sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente (al 3,9 per cento).

La qualità del credito è ulteriormente peggiorata. Il tasso di ingresso in sofferenza dei prestiti alle imprese è aumentato (dal 6,3 al 7,1 per cento), in particolare nel comparto delle costruzioni, mentre è rimasto sostanzialmente invariato per i prestiti alle famiglie consumatrici (1,7 per cento). L’indice di deterioramento del credito, che tiene conto anche delle posizioni in temporanea difficoltà, si è attestato su livelli superiori al dato medio nazionale e in crescita rispetto a un anno prima.

Nei dodici mesi terminanti a dicembre del 2013 i depositi bancari di famiglie e imprese abruzzesi sono cresciuti del 3,2 per cento, un ritmo inferiore rispetto a un anno prima (4,3 per cento). Nel medesimo periodo, si è sensibilmente ridotto lo stock di obbligazioni bancarie possedute dai residenti (‑13,9 per cento). Nel confronto con le regioni del Mezzogiorno e con la media nazionale, le famiglie abruzzesi destinano una quota più elevata della ricchezza finanziaria da esse detenuta al risparmio postale e ai depositi bancari; è invece inferiore il peso dei titoli a reddito fisso, delle azioni e delle quote di fondi comuni di investimento.

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