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Abruzzo. L’auto degli abruzzesi ha quasi nove anni e vale poco più di 7.500 euro

Gli abruzzesi sono alla guida di automobili che hanno quasi nove anni e che superano di poco i 7.500 euro di valore. Questo è quanto ha evidenziato l’Osservatorio RC Auto condotto dall’ufficio studi assicurazioni del comparatore Facile.it (www.facile.it/assicurazioni.html), in collaborazione con Assicurazione.it (http://www.assicurazione.it), e relativo al parco auto circolante in Abruzzo.

L’indagine, che si riferisce al mese di ottobre 2014 e i cui risultati completi sono consultabili al link http://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-abruzzo.html#anzianita_media, ha fissato in 8,97 anni l’età media delle automobili abruzzesi, dato in linea con la media italiana che è di 8,77 anni. È più basso rispetto al dato nazionale, sia pure di poco, il valore delle quattro ruote abruzzesi: se in Italia si guidano auto che valgono mediamente 7.616 euro, nella regione ci si ferma a 7.528 euro.

Secondo Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it, «un parco circolante più vecchio può comportare maggiori spese, sia per la manutenzione del veicolo, sia per quanto riguarda le assicurazioni auto. Assicurare un veicolo più vecchio può essere più costoso che assicurarne uno nuovo, quindi il confronto dei prezzi dell’RC auto prima dell’acquisto diventa ancora più importante.» .

Confrontando i dati provinciali emersi dallo studio di Facile.it, si scopre che a L’Aquila circola il parco auto più datato d’Abruzzo e ogni automobile arriva ad avere mediamente 9,32 anni. A superare i 9 anni d’età sono anche le automobili degli abitanti della provincia di Teramo (9,23). Vive nel pescarese, invece, chi guida le auto più giovani, che hanno mediamente 8,41 anni.

Le auto di valore maggiore (in media 8.100 euro, pari a 600 euro in più rispetto al dato regionale) sono quelle che circolano nel capoluogo, L’Aquila. Nella provincia di Pescara ci sono le automobili che valgono meno (7.200 euro), ma che sono anche le più giovani, indice di una forte presenza di utilitarie.

Dal quadro generale emerge che l’edilizia scolastica rappresenta una delle emergenze nazionali. Ogni intento di risolvere in maniera “veloce” la messa in sicurezza e il miglioramento qualitativo di più di 41mila edifici scolastici, che lungo lo stivale hanno diverse condizioni strutturali, processi di gestione e costanza o meno di manutenzione nel tempo, naufraga di fronte all’assenza dell’anagrafe scolastica e della programmazione a lungo termine.

Una buccia di banana sulla quale rischia di scivolare anche il premier Matteo Renzi che con il suo piano per l’edilizia scolastica ha scandito una tabella di marcia che già si discosta nella realtà dai tempi e dai finanziamenti previsti: da cantieri che dovevano partire dallo scorso luglio con circa di 1 miliardo di risorse a cantieri partiti a singhiozzo, risorse che si sono fermate a dignitosi, ma niente affatto sufficienti, 784 milioni di euro.

L’indagine sulla qualità degli edifici scolastici e dei servizi, Ecosistema Scuola, restituisce dati inequivocabili. I Comuni sono in grande difficoltà a mettere a disposizioni risorse sufficienti per la manutenzione straordinaria degli edifici scolastici. Risorse, che diminuiscono dal 2012 al 2013 in media per ogni singolo edificio di circa 22mila euro, così come per la manutenzione ordinaria, che vede in media per ogni edificio restringersi di quasi 2mila euro l’esigua cifra di 8.808 euro dello scorso anno. Inoltre, lo zoccolo duro di scuole che necessitano di interventi urgenti di manutenzione, pur vedendo un dato migliorato che passa dal 37,6% al 32,5% dello scorso anno, rimane comunque consistente. Questo significa che in media una scuola su quattro ha necessità di interventi urgenti e nelle regioni del Sud dove la percentuale sale al 43%, si è quasi vicini alla metà degli edifici che aspettano interventi immediati.

Temi chiave di questa XV edizione di Ecosistema Scuola, che raccoglie i dati relativi al 2013, sono la sicurezza e la qualità degli edifici scolastici, la perenne diversità della qualità del patrimonio edilizio legata alle diverse aree del Paese e agli investimenti, i servizi e le buone pratiche ecosostenibili. Tre ambiti sui quali Legambiente invita il Governo a Renzi ad investire per uscire da un quadro che in quindici anni di indagine non risulta migliorare.

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