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Abruzzo, l’antimafia rilancia l’allarme: a rischio l’Aquila e la costa

«La regione non si è affatto ripresa dal sisma che l’ha colpita più di tre anni fa. Ma la criminalità nonostante tutto, continua ad avanzare e a fare affari come per il passato, soprattutto nelle zone costiere che il terremoto ha risparmiato».A parlare è il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, Olga Capasso, all’Aquila da quando il compianto procuratore capo Alfredo Rossini l’aveva «richiesta» al procuratore nazionale Grasso per ariginare lo sbarco in Abruzzo della criminalità organizzata. Già venti giorni dopo il terremoto del 2009, il procuratore aveva avvertito: “ci sarà molto da sorvegliare”.
Nella sua ultima relazione l’alto magistrato sottolinea come la «la Regione Abruzzo offre una comoda sponda per le associazioni mafiose soprattutto nelle gare d’appalto per la ricostruzione».
«UN PROBLEMA PER ANNI»
Secondo Capasso, «Tutto ciò durerà per anni e rappresenta un grosso affare per le imprese di costruzione tutte mafiose e non, e la vigilanza dovrà essere ai massimi livelli. In mancanza di questo l’Abruzzo potrebbe diventare una terra di conquista di consorterie mafiose». «Altro pericolo – sempre per la Capasso – è rappresentato dalla fioritura di imprese commerciali ed edili lungo la costa che potrebbero costituire strumento di riciclaggio; una criminalità mafiosa che è uscita dai propri confini e che in Abruzzo il rischio è che possa ramificarsi e prosperare ai danni dei terremotati, dei commercianti onesti».
CAMORRA E ’NDRANGHETA
Per il magistrato lo spaccio della droga in Abruzzo è gestito dalla Camorra e dalla ‘Ndrangheta, ovvero dal clan scissionista dei Vollaro e dai Ferrazzo. Proprio a quest’ultima famiglia sono riconducili dei «santini» rinvenuti in un’abitazione a Pescara ed utilizzati in riti di iniziazione all’affiliazione alla ‘ndrangheta. Fiumi di cocaina che «approdano» in Abruzzo dal Sud America, dall’Olanda, dalla Spagna.
Nel’ambito del post-terremoto, il dito è stato puntato contro le ‘ndrine dei Zindato-Caridi-Borghetto, ma c’è spazio anche per il traffico dei rifiuti a per la figura di Massimo Ciancimino. «Le macerie accumulate a seguito del sisma – illustra il pm – ed ancora non completamente smaltite hanno come conseguenza il naturale ed accresciuto numero delle imprese che magari prive dei requisiti richiesti, si sono improvvisate ad eseguire opere di trasporto e smaltimento per fare affari d’oro». Parlando invece del lavoro sulle interdittive e white list per la stessa Capasso ha evidenziato le differenze di pronunciamento tra quanto sostenuto in sede di «accusa» e i tribunali amministrativi che hanno ridotto di molto i casi di infiltrazioni malavitose in Abruzzo. Tutto ciò dovuto alla segretezza degli atti in fase di indagine che non possono essere messi a disposizione per sostenere le tesi accusatorie. Su questo punto il magistrato ha auspicato un «più stretto rapporto» tra gli enti chiamati in causa a valutare.
LA MALAVITA PUGLIESE
La Capasso non ha tralasciato la malavita pugliese e il tentativo illegale «di inquinare l’economia legale della Regione Abruzzo». Il riferimento è al clan foggiano dei Romito e all’attività dei Caffè Venezia, parlando di personaggi che dispongono grande quantità di denaro, la cui presenza è lungo la costa pescarese. «Preoccupante – insiste il pm Olga Capasso – il fenomeno della corruzione che ha portato tra l’altro di recente l’arresto per corruzione per falso di Lamberto Quarta, ex segretario alla presidenza della Giunta regionale abruzzese, all’epoca di Ottaviano Del Turco».

Da www.ilmessaggero.it

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