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Abruzzo, in aumento le imprese, +0,7%

La crisi di fiducia che dalla metà del 2011 ha colpito il nostro e gli altri paesi dell’eurozona, ha rallentato ma non fermato la voglia di fare impresa degli italiani. Soprattutto nella Regione Abruzzo: se nel 2010 il tasso di crescita era salito del 1,47%, nel 2011, anche con una piccola flessione, il dato di crescita delle imprese mantiene il segno positivo, +0,78%. Sempre in Abruzzo è negativo il saldo dello sviluppo delle cooperative che diminuiscono nel periodo 2010/2011 di 3,21 punti in percentuale.
Negativo anche il settore artigianale. Nelle regione nel 2011 c’è stata una diminuzione di questo tipo di imprese dello 0,64% dopo un aumento registrato l’anno precedente dello 0,52%.
Pescara è la provincia in cui si è registrato il maggior aumento nel tasso di crescita nella creazione di nuove aziende: +1,35%. Segue poi la provincia di Teramo (+1,26%), quella de L’Aquila (+0,83). Fanalino di coda la provincia di Chieti, l’unica in negativo (-0,72%).
Non crescono le imprese artigiane: il dato della provincia di Chieti si attesta sullo -0,43%. Vanno male tutte le restanti province: L’Aquila perde lo 0,48%, Teramo il 0,74%, Pescara lo 0,95%.

Questi sono i dati forniti da un’indagine condotta da Infocamere e diffusa dalla UnionCamere di Reggio Emilia ed elaborati dell’agenzia stampa Dalla A alla V.

A livello nazionale, invece, tra gennaio e dicembre dello scorso anno i registri delle Camere di commercio hanno rilevato la nascita di 391.310 imprese, a fronte delle quali 341.081 hanno cessato l’attività. Il saldo di fine anno ammonta pertanto a 50.229 imprese in più che portano il totale dello stock di imprese esistenti al 31 dicembre 2011, al valore di 6.110.074 unità. In pratica un’impresa ogni dieci abitanti.

Se rispetto al 2010 il dato certifica un rallentamento della vitalità del sistema (+0,8 contro +1,2% il tasso di espansione della base imprenditoriale), va detto però che il bilancio del 2011 è stato comunque migliore di quelli del triennio 2007-2009, quando la crescita media si è aggirata intorno allo 0,5%. A determinare la minore crescita dello stock è stata principalmente la più ridotta dinamica delle aperture (diminuite di circa 20mila unità rispetto al 2010), mentre ha inciso meno l’aumento delle chiusure (solo 3mila unità rispetto all’anno precedente). Fa eccezione il Mezzogiorno, dove queste dinamiche appaiono invertite: a determinare la riduzione del saldo annuale – comunque positivo per oltre 13mila imprese – è stato infatti l’aumento delle cessazioni rispetto al 2010, mentre meno hanno inciso le minori iscrizioni.

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