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Abruzzo. Il direttore di Abruzzo Sviluppo: ridiamo ai giovani un futuro adeguato alle aspirazioni

Lettera aperta del direttore di Abruzzo Sviluppo Riccardo Bertazzo ai giovani abruzzesi

Gentile Direttore, vorrei Lei si facesse portavoce di alcune mie riflessioni sul presente e sul futuro delle giovani generazioni, abruzzesi e non, che sono, loro malgrado, protagonisti poco privilegiati di questo difficile contesto economico e sociale. Il mio è un punto di vista nuovo, perché nuova è la prospettiva da cui mi trovo ad osservare quel che accade in Abruzzo, essendo stato da poco nominato direttore di una struttura regionale qual è Abruzzo Sviluppo. C’è una generazione di abruzzesi che in un recente passato ha speso molto più di quanto poteva permettersi. E c’è una generazione di abruzzesi che oggi paga, suo malgrado e senza averne colpa, quel debito, scontando il fatto di essere venuta dopo. Le scelte sbagliate di ieri hanno inficiato pesantemente le prospettive dei giovani d’oggi. Ora abbiamo il dovere di riconsegnare ai nostri giovani un Abruzzo competitivo, inclusivo, proiettato allo sviluppo del suo sistema produttivo e, al contempo, del suo capitale umano. I giovani sono la nostra più grande risorsa, sono la “valuta” più forte su tutti i mercati, quella sempre spendibile, capace di arricchire qualsiasi Paese”.  “Preso atto della drammatica situazione in cui versa l’occupazione giovanile, i Capi di Stato e di Governo presenti all’ultimo vertice europeo di giugno ne hanno fatto la priorità delle diverse agende politiche. Se l’Europa deve tornare a crescere – ed è questo l’assioma fondante su tutti i fronti di intervento, a livello ragionale, nazionale ed ovviamente europeo – devono crescere con essa le sue generazioni, a cominciare da quella che oggi è la “responsabile” del suo futuro prossimo: i nostri giovani. Per troppo tempo i giovani sono stati tenuti fuori dai paradigmi economici e dalle politiche di crescita e sviluppo. Poco o nulla si è fatto per inserirli in ogni comparto del sociale.  Il risultato è il quadro sconfortante in cui oggi versa la loro occupazione e quindi la loro prospettiva di realizzazione personale: precaria, frammentata, incerta, non soddisfacente. E la mancanza di fiducia in un mondo che possa finalmente essere a misura delle loro aspirazioni ne è la diretta conseguenza. Oggi come ieri abbiamo la responsabilità, con le nostre scelte, di incidere sul presente e sul futuro dei nostri ragazzi. Ed abbiamo il dovere di restituirgli quanto gli è stato indebitamente tolto. Ognuno, pertanto, deve fare la sua parte. La Regione Abruzzo ha stanziato ingenti risorse a sostegno dell’occupazione giovanile, con misure che vanno dalla formazione, ai tirocini, passando per l’apprendistato, il microcredito e il sostegno alle start up. Lo stesso Governo centrale sta puntando molte risorse sulle start up, come pure su apprendistato e nuova imprenditoria, senza trascurare la semplificazione burocratica, grazie a misure come la Srl a 1 euro, e il credito, con modalità preferenziali per l’accesso al Fondo di Garanzia, ad esempio per le giovani imprese. Molto altro però si deve fare, cominciando dalla riforma dei Centri per l’Impiego, che dovranno necessariamente raggiungere i più alti standard europei, ma anche adeguando alle mutate esigenze dei mercati istituti come apprendistato, alternanza scuola-lavoro, formazione professionale. In questi campi l’Italia ha un divario che va assolutamente colmato. Per tutto questo molto potrà fare la struttura di missione del Ministero del Lavoro che, con la partecipazione di Regioni, Province, Camere di Commercio e due agenzie ministeriali, si prefigge di sanare questi gap introducendo strumenti adeguati a sostegno delle politiche giovanili. Nella nostra regione sono state create le condizioni per attuare un nuovo modello di sviluppo, basato su imprenditorialità diffusa, distretti, filiere e reti e sulla qualità dei progetti di impresa, nonché sul carattere di innovazione che essi presentano. Non mi stancherò mai di ripetere che la logica del piccolo è superata, che essere un’eccellenza oggi non basta, se questo significa autoescludersi da processi aggregativi e da una struttura di sistema che è l’unica risposta vincente contro la crisi, la vera opportunità per misurarci ad armi pari con i nostri competitor. Dobbiamo destrutturare l’idea che i giovani, come le donne del resto, siano una “categoria disagiata”, in Europa. Il disagio dovrebbe essere di coloro che non sono stati in grado di consegnargli un mondo all’altezza delle loro aspettative, dei loro sogni! Ecco, se in passato abbiamo avuto una visione accentratrice e affatto lungimirante, oggi occorre operare una rivoluzione culturale: l’Italia smetta di limitarsi alle politiche di breve periodo, e guardi al futuro dei lavoratori, soprattutto di quelli più giovani. Abbiamo il dovere di continuare a riformarci, come Paese e come Regione, per dare ai giovani il ruolo che meritano nel mercato del lavoro e quindi nella società ed espiare quelle colpe che magari non ci competono in prima persona, ma delle quali continueremmo ad esser complici, perpetrandole, se nulla facessimo per attuare quel cambio di passo che ci consentirà, come vuole l’Europa, di tornare a crescere. Lo sviluppo – per l’Abruzzo, per l’Italia e per l’Europa – sono i giovani, le loro potenzialità: essi già apportano 240 miliardi di euro di contributo al Pil nazionale, sono dunque una fetta importante della nostra economia. Pensiamo quanto valore aggiunto potranno ulteriormente produrre se si investe su di essi, costruendo opportunità, spianando loro la strada per utilizzare al meglio quel motore formidabile rappresentato dalle loro menti. Ai giovani, in conclusione, vorrei dire di investire a loro volta su due “infrastrutture”, senza le quali nessun cammino è possibile: la fiducia e la conoscenza. La fiducia in quello che si sta facendo per voi e in questa nuova stagione di riforme e politiche attive di cui voi siete i protagonisti. E poi la fiducia in voi stessi e nel futuro, perché se è vero che vivete in un mondo che non vi somiglia e che è giunto il momento di cambiare, è altrettanto vero che voi siete la chiave di volta di quel cambiamento. Esso dovrà essere attuato necessariamente attraverso il vostro apporto. Siate pertanto pronti a intervenire con le vostre idee, coi vostri progetti, con le vostre proposte. Di conseguenza la conoscenza diventa lo strumento più efficace, sulla via del cambiamento e della crescita. Sappiate, dunque, intercettare lo sviluppo e diventatene attori. E’ questa la chiave del successo.

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