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Abruzzo. Garanzia Giovani, non solo ritardi nei pagamenti: mansioni poco formative e molte più ore rispetto al previsto

Molte più ore di prestazione, rispetto a quanto stabilito, per svolgere mansioni molto poco formative, senza nessun controllo in azienda. Ritardi dei pagamenti, a cui però la Regione Abruzzo sta mettendo riparo.

Sono molti gli aspetti critici del progetto Garanzia Giovani, segnalati da molti tra i 1.702 ragazzi e ragazze abruzzesi tra i 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano, e che frequentano tirocini extracurriculari in azienda, finanziati dalla Comunità europea con 12,2 milioni di euro, del budget complessivo di 32 milioni, anche per auto-impiego, servizio civile e la mobilità transnazionale.

Ad evidenziare ad AbruzzoWeb e ad entrare nel merito dello stato dell’arte di Garanzia giovani, Vittorio Iovannitti, segretario regionale dell’Italia dei valori giovani, ed anche lui tirocinante.

Il primo nodo è quello del non rispetto del monte ore.

“Il contratto di apprendistato – spiega Iovannitti – purtroppo non è chiaro. Si dice che il giovane per percepire i 600 euro mensili deve fare almeno il 70 per cento di 80 ore, anch’esse mensili. Un tetto massimo però non è esplicitato con chiarezza. E così ci sono casi in cui i tirocinanti lavorano anche 40 ore, a settimana, senza che le aziende gli paghino un extra, come è previsto anche dal contratto”.

Ma la cosa più grave è che il percorso di formazione lavoro lascia molto a desiderare. Eppure è questo la ragion d’essere di Garanzia giovani: insegnare un mestiere, in sei mesi, ad un ragazzo che apparteneva alla famigerata categoria dei “neet”, acronimo inglese che sta per giovani non impegnati nello studio, nel lavoro e nella formazione, per creare una concreta opportunità di inserimento lavorativo, incidendo così nel drammatico dato della disoccupazione giovanile, arrivata in Italia al 44 per cento. Per questa ragione, e non altre, la Comunità europea ha deciso di investire nel nostro Paese oltre un miliardo e mezzo di euro di soldi pubblici, di cui 32 milioni in Abruzzo.

“Posso testimoniare – conferma Iovannitti – di un gran numero di casi in cui i tirocinanti si lamentano perchè oltre a fare molte più ore del pattuito, svolgono mansioni per così dire di ‘bassa cucina’, le più umili e ripetitivite. Ad esempio lavare i piatti e i bagni in un ristorante, senza imparare nulla del mestiere del cameriere o dell’aiuto cuoco. Oppure fare in un ufficio solo fotocopie e poco altro, senza ricevere nessun rudimento pratico di amministrazione e contabilità”.

Eppure nel contratto, l’azienda deve indicare un tutor, responsabile giorno per giorno del percorso di formazione del tirocinante, tenuto a puntuali relazioni periodiche, in cui si deve specificare con chiarezza tutte le attività, dal valore formativo e professionalizzante che il giovane deve svolgere per imparare il mestiere.

“Questo evidentemente avviene solo sulla carta – commenta Iovannitti – e il vero problema è che non ci sono controlli, anzi questo è uno dei veri punto deboli di Garanzia giovani. Ci sono aziende serie che la formazione la fanno, altre che invece se ne approfittano, il cui unico interesse è beneficiare di manodopera quasi gratuita per fargli svolgere le mansioni più umili, quelle meno professionalizzanti. Se Garanzia giovani si riduce a questo, allora è solo sfruttamento della manodopera, pagata per di più dai contribuenti”.

“Io mi ritengo fortunato – aggiunge Iovannitti – perchè nell’ente dove lavoro sto imparando molto e sono affiancato da un tutor degno di questo nome, ma nessuno è mai è venuto a controllare se quello che è stato dichiarato come progetto formativo, corrisponde ai compiti e alle mansioni che mi vengono quotidianamente assegnati”.

Come già riferito da Abruzoweb c’è infine il problema del ritardo dei pagamenti. Molti tirocinanti, non pagati anche da quattro mesi, hanno montato una forte protesta sui social network, minacciando anche scioperi, anche perchè per un giovane magari appartenente ad una famiglia non abbiente, è difficile poter anticipare di tasca sua le spese di viaggio per raggiungere aziende anche molto lontane da casa. A denunciare pubblicamente i ritardi anche lo stesso Scarsella, Forza Italia giovani, e da ultimo il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Riccardo Mercante.

L’assessorato al lavoro della Regione Abruzzo, di cui è titolare Marinella Sclocco del Partito democratico ha poi risposto a stretto giro che “su 1702 tirocini avviati nell’ambito di Garanzia Giovani Abruzzo, sono 1520, tra primo e secondo rimborso, i mandati di pagamento emessi”.

Non negando iniziali difficoltà, ha insomma rassicurato che d’ora in avanti i pagamenti saranno molto più puntuali, spiegando che la tempistica dei pagamenti dipende dalla necessità di effettuare verifiche e controlli su ciascun percorso formativo.

“Garanzia Giovani fonda la propria consistenza finanziaria su fondi pubblici – è stato specificato dagli uffici regionali – che in quanto tali sono soggetti a controlli più serrati che rischiano di allungare i tempi di liquidazione: l’obiettivo rimane quello di migliorare l’intero processo di liquidazione.”

Insomma i soliti tempi tecnici della burocrazia a cui anche i neet, al pari di altri milioni di lavoratori italiani, devono imparare loro malgrado a convivere.

Qualche passo avanti però è stato fatto, segno che la determinazione dei giovani nel denunciare inefficienze alla fine paga.

“La Regione – spiega ad esempio Iovannitti – ci ha comunicato appena due giorni fa che d’ora in avanti la documentazione necessaria per ottenere i pagamenti può essere inserita direttamente nel gestionale del sito di Garanzia giovani. Prima veniva inviata via mail in allegato, e questo allungava i tempi delle procedure”.
da www.abruzzoweb.it

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