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Abruzzo. Enti locali: i piccoli Comuni dicono no alla fusione

“Non lascia scampo la proposta di legge n. 3420 presentata l’11 novembre 2015 (primo firmatario il deputato Emanuele Lodolini con altri 19 deputati del Pd) e gia’ assegnata alla Commissione Affari Costituzionali: i comuni Italiani con meno di 5.000 abitanti saranno costretti a fondersi”: con queste dichiarazioni il sindaco di Perano nonche’ coordinatore Anpci (Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia) Abruzzo, Gianni Bellisario, apre una dettagliata nota che presenta la drammatica situazione dei piccoli centri abruzzesi e non solo. “In Abruzzo – spiega – se passasse questa proposta di legge, circa 250 Comuni (l’82% dei 305 Comuni Abruzzesi) avrebbero due anni di tempo per fondersi con altri enti e scomparire fino a raggiungere la soglia minima di 5.000 abitanti. A livello nazionale invece verrebbero tagliati circa 5700 Comuni cioe’ il 70% dei municipi italiani. E pensare che in Francia i comuni sono circa 37.000, in Germania piu’ di 12.000, mentre in Italia sono considerati troppi 8.000, stranamente e contro la tanto decantata armonizzazione. Pensare di modificare il Testo Unico degli Enti Locali, introducendo la soglia minima di 5.000 abitanti e’ un attacco all’autonomia decisionale, gestionale ed organizzativa dei Comuni sancita dalla Costituzione”. Anche perche’ fa sapere l’Anpci, i piccoli comuni hanno sempre associato e continueranno sempre ad associare volontariamente i servizi quando ottengono anche un minimo risparmio e non con le unioni di comuni o associazionismi forzosi che hanno fallito perche’ comportano aumenti pazzeschi di spesa. “La politica del Governo nei confronti dei Comuni, soprattutto di quelli di minore dimensione – attacca il coordinatore regionale Bellisario – e’ devastante. I Comuni sono in ginocchio, privi di ogni risorsa economica ed i Sindaci sono costretti a fare gli esattori/strozzini di uno Stato sempre piu’ iniquo che mette in crisi le aziende, le famiglie ed ogni cittadino. Abbandonare e vessare i piccoli Comuni significa lasciare il territorio in balia del dissesto idrogeologico. Ai comuni virtuosi non lascia neppure la possibilita’ di sostituire il personale che va in pensione, mentre il debito pubblico, nonostante la tanto citata revisione della spesa, continua a volare, perche’ la cosiddetta spending review riguarda solo gli organi periferici”. “Occorre – conclude il sindaco di Perano – accantonare la politica di austerita’ e puntare finalmente sulla crescita e lo sviluppo. E’ necessario avere soprattutto dalle istituzioni nazionali esempi di sobrieta’, perche’ lo sperpero di denaro pubblico non riguarda i piccoli enti locali dove spesso gli amministratori operano come volontari rinunciando totalmente ad ogni forma di indennita’. Il Governo dovrebbe ascoltare i sindaci in trincea se vuole salvare l’Italia e non soltanto le grandi associazioni delle autonomie che gli danno sempre ragione e spesso cattivi consigli pur di mantenere i propri privilegi e quelli delle aree metropolitane in dissesto finanziario dove spesso e’ costretto intervenire con leggi ad hoc”. Non a caso l’Anpci ha modificato il proprio statuto e tanti comuni fino a 15.000 che condividono le proposte dell’associazione possono ora aderire. Mentre da marzo fino al referendum sulla riforma costituzionale, previsto per il mese di ottobre, l’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia organizzera’ assemblee pubbliche per informare la popolazione non solo sulle difficolta’ oggettive in cui i piccoli centri sono costretti a vivere, ma anche “sull’attacco alla democrazia ed all’autonomia di ogni Comune”.

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