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Abruzzo. Confindustria, Vincenzo Boccia: ‘dobbiamo restare un Paese industriale’

Vincenzo Boccia, il Presidente nazionale di Confindustria, oggi a Pescara ha detto che “questo Paese deve restare un Paese industriale”. Il sospetto nasce legittimo: qualcuno ha deciso che scompariremo dalla carta geografica dei Paesi industriali?

No, sono certo che resteremo un Paese industriale – ha risposto – siamo in trasformazione e non abbiamo materie prime, dobbiamo il nostro passato e anche il futuro all’industria, per cui adesso abbiamo il compito di guardare molto più lontano e non accontentarci di stare al secondo posto. Puntare sulle nostre potenzialità è la parola d’ordine”.

Gli ospiti del dibattito

Gli ospiti del dibattito

“Stiamo attenti che’ il confronto non è con la Germania – ha detto nel suo intervento – ma con il mondo: sentiamo parlare di Industria 4.0, ebbene siamo noi, è il metodo italiano. Industria 4.0 significa produrre con la propria individualità. Ed è proprio questa la nostra specificità, quella che ci ha fatto grandi.

Ci siamo sentiti dire per anni, e convincere, che le Pmi sono l’ossatura del Paese, lo zoccolo duro dell’industria, e che dovevamo resistere: eccoci, abbiamo resistito, ora passiamo all’azione.

Resistere non può essere ancora l’obiettivo. E’ tempo di agire.

Il Patto per la Fabbrica del quale la segretaria Camusso mi ha chiesto conto è ancora vivo: è un’idea di società nella quale la comunità delle imprese è la famiglia unica, da soli gli imprenditori non possono farcela. Siamo passati dalla famiglia patriarcale all’Impresa Istituzione che significa competere e attivare la domanda. Il progetto da sviluppare deve essere di tipo inclusivo, ruotare intorno al concetto di Fabbrica, e di fronte al protezionismo l’Europa deve essere compatta.

La politica comunitaria europea è espansiva mentre quella italiana è ciclica, eppure siamo la seconda potenza manifatturiera del mondo e abbiamo un debito aggregato più basso degli Usa. Purtroppo nessuno lo sa.

A sua volta l’Europa è il più grande contenitore produttivo del mondo, eppure, subisce lo shock degli altri Paesi, segue invece di indicare la strada. Dobbiamo avere una visione del futuro, e i corpi intermedi la hanno, ci vuole più politica e meno politica cattiva: è la politica che fa i progetti e non dobbiamo metterla da parte.

L’Italia era il centro, la cerniera tra l’Europa e il Mediterraneo: è necessario recuperare questa visione che passa attraverso la nostra localizzazione geografica.

AGEA, 17 novembre 2016

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