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Abruzzo. Confindustria Pescara-Chieti, sul petrolio è fusione anche sui vecchi conflitti di interessi

Sembra che non ci sia alcuna discontinuità rispetto al passato nei primi vagiti del nuovo corso unificato di Confindustria Chieti Pescara. In materia di energia, e specificatamente di petrolizzazione, dichiarazioni (leggere articolo e virgolettato su Il Centro del 10/12) del Presidente in pectore, Gennaro Zecca, non danno adito a fraintendimenti: secondo Zecca, infatti, “ci sono persone intellettualmente oneste poco informate e persone che, pur essendo molto informate, credono in una determinata strategia”.

Nel presumere di rappresentare tutti coloro che fanno impresa in Abruzzo, ieri in Confindustria Chieti-Pescara pare che siano state bacchettate anche le imprese associate a Confcommercio o ad altre associazioni di categoria che hanno espresso la loro ferma contrarietà alla trasformazione dell’Abruzzo in distretto minerario.

Con tutto il rispetto che si deve ai corpi intermedi ed alle loro legittime istanze, Confindustria Chieti-Pescara non rappresenta tutto e tutti; in verità, la crisi della cosiddetta rappresentanza investe anche Confindustria che invece di farsi interprete dei bisogni del sistema piccole e medie imprese sembra più badare agli interessi di una cerchia di “eletti” (Zingales docet).

Non è casuale che nel Consiglio Direttivo di Confindustria Chieti abbia trovato posto, ad esempio, Eni S.p.a.; o che in Giunta siano stati presenti un consigliere espressione del Gruppo Enel ed uno in quota Stogit. Oppure che nel Consiglio Direttivo di Confindustria Pescara sieda un uomo di Enel Green Power. Tutti “pezzi da 90”, fornitori, diretti e indiretti, di energia alle piccole e medie imprese; tutti in posizione dominante e, dunque, privilegiata.

Eppure dalle dichiarazioni di Guido Barilla di metà 2013 non è trascorso molto tempo: “Confindustria deve rimettere al centro il prodotto, l’industria manifatturiera. Così come è oggi l’organizzazione non funziona: era nata per sostenere le imprese di prodotto, che questo fosse l’auto, la pasta o i tessuti; adesso, invece, è diventata rappresentante anche di interessi contrastanti, come quelli delle aziende di servizi alle imprese e delle utilities, inciampando in un continuo e concreto conflitto d’interesse … oggi Confindustria non persegue l’interesse generale delle imprese, ma interessi particolari. Rischiamo di essere uguali a quel sistema politico e istituzionale che tanto critichiamo perché non riesce a esprimere una politica industriale”.

Evidentemente Barilla in Confindustria Chieti Pescara non gode di particolari simpatie.

La domanda è lecita: quando si parla di politica energetica e di costi energetici, Confindustria Chieti-Pescara tutela gli interessi delle piccole e medie imprese o piuttosto quelli di poche imprese elette, tutte rigorosamente partecipate dallo Stato e tutte impegnate a fare business in settori in qualche modo “protetti”?

Due pesi, due misure. Citando Nomisma, Confindustria Chieti lamentava un’eccessiva pressione fiscale a danno delle imprese italiane -ma controllate da holdings straniere- che ricercano ed estraggono gas e petrolio anche nella nostra regione.

In verità le compagnie petrolifere subiscono una tassazione del 43% contro una media nazionale del 68,3% e non versano neppure i tributi locali per le piattaforme in mare mentre Equitalia non esita ad inondare di cartelle esattoriali le piccole imprese ed i “comuni mortali”.

Non è forse questo per Confindustria Chieti Pescara il più clamoroso dei conflitti di interessi che andrebbe spiegato alle mille imprese associate?

Coordinamento Nazionale NO TRIV – Sezione Abruzzo

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