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Abruzzo, Confcommercio su Dpefr: bene riduzione Irpef, ma subito riforme e infrastrutture

Dall’esame della proposta del Documento di programmazione Economico – Finanziaria Regionale (DPEFR), effettuato nel corso dei lavori di Abruzzo Confcommercio, scrivono il Presidente Cav. Lav. Giandomenico Di Sante ed il Direttore Celso Cioni, emerge che, dopo anni di duri sacrifici da parte delle famiglie e delle imprese, il “Piano di rientro” del Servizio Sanitario ha riportato, finalmente, il bilancio del settore in attivo.
A questo punto è logico, anzi necessario che l’avanzo registrato venga destinato alla riduzione dell’IRAP e dell’addizionale IRPEF in proporzione del loro apporto al bilancio regionale, per dare, se non altro, un segnale di inversione di tendenza sulla elevata pressione fiscale, non più sopportabile dalle micro, piccole e medie imprese, che sono sul punto di chiudere i battenti, e delle famiglie che sono alla soglia di povertà.
Diversa è la situazione del bilancio regionale, dove le politiche di gestione hanno consentito solo di contenere il disavanzo di amministrazione.
In questa condizione, gli investimenti degli ultimi anni sono stati, pertanto, finanziati solo con risorse connesse alle leggi statali e con Fondi Europei, attraverso i Programmi attuativi regionali.
Nella distribuzione delle risorse, poi, è stato fortemente penalizzato il settore Terziario (Commercio, Turismo e Servizi), che più degli altri produce PIL ed occupazione.
Quanto sopra ha determinato, come noto, l’uscita dal “Patto per lo Sviluppo” di Abruzzo Confcommercio, che attende un riequilibrio nella riprogrammazione dei FAS.
Tenuto conto che con l’attuazione del Federalismo fiscale e la conclusione dell’attuale ciclo di programmazione delle risorse europee, le disponibilità della nostra Regione andranno sicuramente a diminuire, è necessario proseguire con maggiore determinazione
nella riduzione della spesa corrente al fine di arrivare al pareggio di bilancio ed alla riduzione più consistente del rapporto indebitamento /PIL regionale.
Particolare attenzione va riservata alla nuova Programmazione Europea 2014 -2020 per cercare di collocare la nostra Regione nella fascia più conveniente (Regione in transizione).
Nel contempo, però, afferma l’Associazione, bisogna dare impulso alla crescita dell’economia, realizzando nella nostra Regione da una parte le infrastrutture necessarie e dall’altra sostenendo lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese.
Queste aziende hanno la necessità, oggi più che mai, di un contesto di politiche e di ragionevoli risorse, che ne sostengono la crescita produttiva, qualitativa e competitiva, riducendo innanzitutto le imposte regionali ed agevolando in particolare il credito tramite le Cooperative di garanzia in essere, tenuto conto del periodo di restrizioni bancarie che stiamo attraversando.
In merito ai Confidi è necessaria ed urgente la modifica della nuova legge in materia n. 37/2010, approvata senza valutare nei giusti modi la richiesta della maggior parte delle Cooperative di garanzia che ha determinato la revoca del relativo Regolamento da parte della Giunta Regionale, dopo numerosi ricorsi all’Autorità Garante della Concorrenza, che ne ha condiviso i contenuti, al Presidente della Repubblica ed al Tar d’Abruzzo.
E’ giusto incentivare con contributi la concentrazione dei Confidi, ma lasciando in essere i contributi in c/garanzia ed in c/interessi per tutte le Cooperative, in proporzione ai soci aderenti a ciascuna di esse.
Questa è la strada da seguire, che porterebbe all’accorpamento in tempi ragionevoli e senza dolorosi traumi tra la maggior parte delle Cooperative e lasciando le altre a dare servizi spesso particolarmente personalizzati alle Piccole imprese spesso per modesti finanziamenti.
Nel frattempo, però, occorre bloccare il bando FIRA in materia.
L’altro fattore decisivo per accelerare la crescita, come già accennato, è lo sviluppo delle infrastrutture, la cui mancanza ha segnato da tempo la perdita di competitività.

Nella nostra Regione, oltre all’indispensabile ricostruzione ed il riavvio delle attività economiche nei Paesi del “Cratere” e l’aiuto alle Aree di crisi, bisognerebbe, come più volte segnalato:
1) sollecitare agli Enti competenti (Ministero dei trasporti, la Regione Lazio, l’Amministrazione provinciale di Roma, il Comune di Roma, la strada Parchi e la Presidenza dell’ANAS) l’eliminazione dei lunghissimi tempi di accesso alla Capitale una volta usciti al casello autostradale ROMA – EST, al termine delle autostrade A24 Teramo – L’Aquila – ROMA ed A25 Pescara – ROMA;
2) ammodernare e velocizzare la ferrovia che collega l’Adriatico al Tirreno;
3) creare un “Polo Portuale” comprendente i porti di Pescara ed Ortona, specializzati l’uno come porto turistico e l’altro come porto commerciale, senza trascurare i porti di Giulianova e Vasto;
4) realizzare la strada “pedemontana”, che darebbe impulso allo sviluppo interno del nostro territorio;
5) valorizzare la costa teatina sull’ex tracciato della ferrovia dismessa.
Passando, poi, ai problemi specifici del Terziario (Commercio, Turismo e Servizi) le principali proposte in sintesi riguardano:
approvazione del disegno di legge regionale sugli orari degli esercizi commerciali, predisposto dalla Giunta Regionale per contrastare la liberalizzazione totale prevista dalla normativa statale, disegno di legge che giace da oltre sette mesi nelle sedi delle Commissioni consiliari competenti nonostante il parere favorevole di Abruzzo – Confcommercio, Confesercenti, CNA commercio, CGIL, CISL, ed UIL.
Si tratta di materia di competenza regionale e non statale;
internazionalizzazione delle imprese, attraverso l’assistenza ed incentivi alle PMI abruzzesi per incrementare le esportazioni;
incentivazione per la certificazione della qualità;
promozione e valorizzazione della ristorazione tipica tradizionale abruzzese;
riconoscimento dei negozi storici abruzzesi.
Un capitolo a parte merita il Turismo. Dal rapporto 2011 “Economia e società in Abruzzo” del CRESA, presentato lo scorso agosto, si evince che su un totale di 151.303 imprese registrate in Abruzzo, più di un terzo di esse vive direttamente o indirettamente di turismo.

Questo peso deve trovare, quindi, adeguata corrispondenza anche nelle risorse destinate dalla Regione al settore.
Se si vuole puntare sul Turismo, quale settore strategico per lo sviluppo del nostro territorio occorre:
a) dotarlo delle energie necessarie per competere sui mercati che contano: il budget della promozione deve essere notevolmente aumentato.
Non si può non considerare che questo settore rappresenta circa il 15% del PIL regionale ed impiega circa 200.000 addetti;
b) oltre a rafforzare il turismo balneare e quello montano con adeguati incentivi agli investimenti, bisogna sostenere:
1- il turismo culturale (città d’arte, turismo religioso, turismo enogastronomico)
2- il turismo congressuale;
3- il turismo termale;
4- il turismo sportivo (monuntain bike ecc.)
in considerazione della forte vocazione degli stessi ad attrarre presenze in ogni periodo dell’anno e quindi a destagionalizzare l’offerta turistica abruzzese.
Come priorità, però, conclude Abruzzo Confcommercio,occorre:
1) riattivare al più presto il porto di Pescara, oltre che per risolvere il grave problema della pesca, per far ripartire il collegamento con l’altra sponda dell’Adriatico, al fine di incrementare il turismo;
2) riattivare nel contempo i bacini sciistici sul Gran Sasso d’Italia (Campo Imperatore e Prati di Tivo), che rischiano per vari motivi di non essere fruibili nella prossima stagione invernale, con grave danno per il settore alberghiero e della ristorazione;
3) risolvere il problema dello skipass unico nelle stazioni sciistiche di Passo Lanciano – La Maielletta.

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