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Abruzzo, Confcommercio: patto sviluppo non va abbandonato

Abruzzo Confcommercio, nella seduta di ieri (lunedì 23 gennaio) a Teramo, presieduta dal presidente Giandomenico Di Sante, ha approfondito alcuni temi caldi del momento, come il Patto per lo Sviluppo e la legge sui Confidi. L’associazione condivide le ragioni che hanno portato la Cna, Confsercenti e Confartigianato, ad autosospendersi dal Patto per lo Sviluppo, ma ritiene che le battaglie vanno combattute dall’interno e non dall’esterno. «E’ auspicabile, dunque – si legge in una nota di Confcommercio – che sia ascoltato l’appello dei sindacati affinché le citate associazioni rientrino al più presto nel Patto per lo Sviluppo, mentre la Giunta regionale si impegni a concertare con le parti sociali i provvedimenti più importanti, come ad esempio il bilancio, approvato il 30 dicembre scorso senza confronto e senza misure di sostegno alle attività produttive».
Abruzzo Confcommercio, inoltre, avrebbe voluto relazionarsi nel Patto sulla legge regionale in materia di Confidi, prima dell’approvazione del relativo regolamento avvenuto il 29 dicembre scorso.
Secondo Confcommercio, «tale norma sui Confidi determinerà le condizioni per la morte delle piccole e medie cooperative di garanzie, incluse tutte quelle di Abruzzo Confcommercio». «Non si capisce perché – continua Di Sante nella nota – nel campo bancario e in altri organismi per i sevizi esistono strutture grandi, medie e piccole, mentre il campo dei Confidi debba essere riservato solo alle grandi strutture. Siamo stati da sempre favorevoli alla promozione di accorpamenti e alla nascita di cooperative di garanzia di notevole consistenza, ma è assolutamente incomprensibile, il voler ignorare che tutti in campi dell’attività imprenditoriale associativa è di grande utilità il pluralismo».
Per Confcommercio, «le piccole e medie cooperative dovrebbero rimanere sul territorio, sapendo interpretare le esigenze delle micro e piccole aziende».
Ciò non significa che Confcommercio Abruzzo sia contraria alla fusione dei Confidi, ma ritiene che «sarebbe stato giusto incentivarla con agevolazioni finanziarie, lasciando in essere i contributi in garanzia e in interessi per tutte le altre cooperative in proporzioni ai soci aderenti a ciascuna di esse».
«Ribadiamo inoltre – conclude Confcommercio – la richiesta alla Giunta regionale di ricorrere al più presto alla Corte Costituzionale per l’abrogazione della legge nazionale sulla liberalizzazione degli orari».

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