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Abruzzo, Confcommercio: “ecco perchè siamo usciti dal Patto”

L’ormai nota dinamica recessiva che sta caratterizzando già da tempo il settore del commercio ed in particolare quello del piccolo dettaglio nel Paese ed ancor più nel nostro contesto abruzzese, ha assunto negli ultimi mesi connotazioni fortemente preoccupanti che, in assenza di politiche attive d’intervento, rischia di trasformarsi in un fenomeno dagli esiti catastrofici sull’intero tessuto produttivo della nostra Regione e conseguentemente sui livelli occupazionali che conta nel settore oltre 70.000 addetti.

Tale situazione manifestatasi con picchi che già all’inizio del 2012 apparivano da record negativi storici, non solo non si è arrestata ma, negli ultimi mesi, si è ulteriormente aggravata e richiede urgentemente una vera e propria terapia d’urto, capace almeno di tamponare quella che oramai è considerata e riconosciuta unanimemente, la più grave crisi del settore dal dopoguerra.

Infatti, dalle più recenti rilevazioni statistiche che le più autorevoli fonti nazionali e regionali evidenziano, emerge un quadro complessivo devastante sia in termini assoluti che relativi e che, a nostro parere, richiede ed impone senza più ritardi, interventi mirati di carattere straordinario.

La tendenza degli ultimi mesi estivi ha ulteriormente messo in risalto questo stato di cose.

Le oltre 45.000 aziende del solo settore commercio operanti in Abruzzo, incontrano difficoltà che facendo riferimento ai periodi storici dai quali si dispongono dati statistici

affidabili, possono essere definite di “carattere epocale” e che, in carenza di misure di tamponamento, saranno destinate ad assumere connotazioni strutturali.

L’accelerazione del trend negativo che già nel primo trimestre 2012 aveva fatto registrare dati ben peggiori dell’intero 2011 (saldo negativo nuove aperture/cessazioni intero 2011: – 928 imprese; saldo negativo nuove aperture /cessazioni I° trimestre 2012: – 929 imprese) è proseguito nel secondo trimestre e si è ulteriormente impennato in negativo negli ultimi due mesi.

Tale drammatico quadro non può più essere ignorato anche perché riguarda direttamente oltre 45.000 imprese abruzzesi del commercio, ma coinvolge anche le oltre 16.000 del settore dei servizi e le 4.600 dei trasporti, peraltro, per la quasi totalità piccole e micro imprese.

Se poi come ci appare indispensabile sottolineare, a queste 65.000 imprese abruzzesi costrette ad operare in tale contesto di “difficoltà di carattere epocale”, sommiamo le aziende del settore turistico regionale (13.611) che come noto hanno dovuto navigare nelle ultime due stagioni tra i marosi di una congiuntura, purtroppo, anch’essa di particolare difficoltà, possiamo affermare che tale emergenza, interessa e riguarda nel suo complesso circa 80.000 imprese abruzzesi.

Di fronte a questi numeri che non richiederebbero particolari commenti ma solo immediati interventi, ed in presenza di sempre crescenti preoccupazioni che quotidianamente la nostra base associativa rappresenta presso le decine di nostre sedi operative sull’intero territorio regionale, l’Assemblea di Confcommercio Abruzzo svoltasi lo scorso 12 Ottobre a Pescara, con voto unanime dei presenti (Presidente Giandomenico DI SANTE, Vice Presidenti Ezio Ardizzi, Angelo Allegrino Roberto Donatelli) si è determinata a comunicare al Presidente della Regione Gianni Chiodi, la formale uscita dal Patto per lo Sviluppo dell’Abruzzo ed il conseguente ritiro della propria delegazione dal Tavolo, inviando tale comunicazione unitamente alle proposte sulle principali problematiche da affrontare e risolvere in questo ultimo periodo di legislatura regionale, a tutte le Autorità Regionali.

Tale decisione è frutto della necessità di dover rimodulare urgentissimamente risorse ed interventi alla luce dei drammatici dati su esposti e che riguardano innanzitutto i settori del commercio, del turismo e dei servizi.
Questi settori hanno necessità ed urgenza di interventi di sostegno mirati che possano consentire a migliaia di imprese abruzzesi di affrontare e superare i prossimi delicatissimi diciotto mesi, evitando un vero e proprio tracollo del sistema economico produttivo che determinerebbe conseguenze insostenibili sul piano occupazionale e potrebbe mettere seriamente a rischio la tenuta sociale oltre che economica della nostra Regione.

Per tali ragioni, Confcommercio Abruzzo comunica la formale uscita dal patto per lo Sviluppo considerato che nel quadro drammatico sopra descritto, purtroppo, non ha trovato nel citato Patto per lo Sviluppo né adeguate risposte, né l’utilizzo di risorse di una qualche consistenza per le pressanti e non più rimandabili esigenze del sistema delle piccole e medie imprese del Terziario Abruzzese che è chiamato a rappresentare.

In estrema sintesi, di fronte ad una situazione di gravità straordinaria, urgono interventi e misure straordinarie, che occorre assumere tempestivamente prima che sia troppo tardi.

Negli allegati indichiamo i principali problemi da affrontare e risolvere in quest’ultimo periodo di legislatura.

IL DIRETTORE IL PRESIDENTE
Dott. Celso Cioni Cav. Lav. Giandomenico Di Sante

Allegati

Allegati

TURISMO
Dal rapporto 2011 “Economia e Società in Abruzzo” del CRESA, presentato lo scorso agosto, si evince che su un totale di 151.303 imprese registrate in Abruzzo, più di un terzo di esse vivono direttamente o indirettamente di turismo. Questo “peso” dovrebbe trovare, quindi, adeguata corrispondenza anche nelle risorse destinate dalla Regione al settore.
Se si vuole puntare sul Turismo, quale settore strategico per lo sviluppo del nostro territorio, occorre:
a) dotarlo delle energie necessarie per competere sui mercati che contano: il budget della promozione dovrà essere innalzato ad un minimo di 10 milioni di Euro.
Non si può non considerare che questo settore rappresenta circa il 15% del PIL regionale ed impiega circa 200.000 addetti;
b) oltre a rafforzare il turismo balneare e quello montano con investimenti da concordare con la categoria, bisogna incentivare:
1. il turismo culturale (città d’arte, turismo Religioso, turismo enogastronomico)
2. turismo congressuale;
3. turismo termale;
4. turismo sportivo (mountain bike, iron man ecc.)
in considerazione della forte vocazione degli stessi ad attrarre presenze in ogni periodo dell’anno e quindi a destagionalizzare l’offerta turistica abruzzese;
c) In particolare occorre:
1. riattivare i bacini sciistici presenti sul Gran Sasso D’Italia (Campo Imperatore e Prati di Tivo) che rischiano per vari motivi di non essere fruibili nella prossima stagione invernale, con grave danno per il settore alberghiero e della ristorazione.

2. riattivare a breve il porto di Pescara, oltre che per risolvere il grave problema della pesca, per far ripartire il collegamento con l’altra sponda dell’Adriatico, ed ampliare la diga foranea nel medio periodo, in modo da poter permettere l’attracco di grandi navi da crociera;

Le risorse possono essere attinte dai fondi FAS e fondi Europei.

CONFIDI
Dopo i ricorsi presentati da numerosi Confidi ed Associazioni di Categoria di riferimento all’Autorità garante della concorrenza, che ha già accolto e fatte proprie le osservazioni, al Presidente della Repubblica, al TAR ed alla Commissione Europea, la Giunta Regionale, con delibera n. 576 del 10/09/2012 ha revocato il Regolamento alla L.R. n. 37/2010 riguardante il finanziamento ai Confidi, bloccando così l’applicazione della legge stessa.
Questa situazione, però, non deve e non può andare a danneggiare le piccole e medie imprese che hanno estrema necessità di accedere al credito tramite la garanzia dei Confidi.
In attesa, quindi, di modificare legge e regolamento è necessario che la Regione riveda i provvedimenti in atto (Bando FIRA) e proceda all’erogazione dei contributi in favore di tutti i Confidi, applicando le norme antecedenti alla citata L.R. n.37/2010.
Nuove risorse possono ed , a nostro avviso, devono essere reperite con la rimodulazione dei fondi FAS per un importo di € 24.000.000,00 come richiesto anche da CNA, Confesercenti e Confartigianato.
Del resto non è possibile in questa fase di profonda crisi non rafforzare tutti i Confidi, unici soggetti che hanno contribuito ad attenuare le difficoltà di accesso al credito per le piccole e medie imprese.

IMPOSTE REGIONALI
Nel 2006 scattarono gli aumenti dell’IRAP e dell’addizionale Regionale IRPEF per risanare i conti in rosso del Settore Sanità, con l’impegno della Regione di eliminare gli aumenti appena raggiunto il pareggio del citato settore.

Essendo stato ormai conseguito l’obiettivo, è necessario procedere, senza indugio, alla riduzione dell’IRAP e dell’addizionale IRPEF per ridare un minimo di speranza alle numerose piccole e medie imprese che stanno per chiudere i battenti ed alle altrettante numerose famiglie che sono entrate o stanno per entrare nella fascia di povertà.
I primi tre trimestri del 2012 presentano nella nostra Regione una variazione negativa preoccupante della spesa reale pro-capite.
All’interno di questo perimetro fortemente recessivo, solo pochissimi settori di spesa (la telefonia e l’informatica) mantengono i livelli di fatturato reale al 2011.
Tra il terzo trimestre del 2007, punta di massima dell’economia italiana negli ultimi dieci anni, ed il secondo trimestre 2012, i consumi pro-capite degli abruzzesi sono diminuiti in termini reali di circa il 6%.
Crisi e calo di consumi si ripercuotono su tutto il sistema commerciale ed in particolare sui piccoli esercizi commerciali che sono costretti a chiudere.
Si stima che nel 2012 le cessazioni potrebbero superare 3.000 attività con la perdita di 12.000 posti di lavoro. Scompaiono i piccoli negozi che animano i Centri Storici e svolgono una funzione anche sociale nei piccoli Comuni.
Stessa situazione di crisi si riscontra nel Settore Turismo della nostra Regione.
Emerge un quadro difficilissimo che evidenzia come gli italiani, falcidiati dalla crisi economica in corso, abbiano tagliato o ridotto le spese per le vacanze in modo trasversale, senza distinzione di ceto sociale.
Il marcato calo delle presenze italiane è stato solo parzialmente compensato dalla crescita degli stranieri, con la conseguente flessione dei collaboratori alberghieri.
La riduzione delle imposte, se non altro, rappresenterebbe un’inversione di tendenza, che potrebbe accendere una fiammella di speranza per queste imprese, che soffrono in modo particolare.

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