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Abruzzo, Cna: “misure innovative per salvare le pmi”

Occorrono misure innovative e investimenti su trasmissione d’impresa e start-up per frenare il declino della piccola e della micro-impresa abruzzese. E investire in quei pochi settori produttivi (come le attivita’ ricettive) che mostrano segni di controtendenza rispetto allo crisi, o su quei pochi strumenti innovativi a disposizione: come i poli di innovazione e le reti d’impresa. Lo dice la Cna abruzzese, che di fronte alla crudezza delle cifre rivelate dallo studio sull’andamento delle piccole imprese nei primi nove mesi dell’anno realizzato da Aldo Ronci per la stessa confederazione artigiana, detta le sue ricette: “Le performance negative doppie rispetto alla media italiana – osserva cosi’ il direttore regionale Graziano Di Costanzo – svela piu’ di qualsiasi altro dato la situazione di sofferenza che vivono le piccole imprese di questa regione. La crescita doppia alla media nazionale che per un decennio ha caratterizzato il mondo delle piccole e delle micro-imprese abruzzesi e’ solo un ricordo pallido”. A detta di Di Costanzo, la crisi dell’artigianato regionale cammina di pari passo con alcuni dei segni di maggiore arretratezza del nostro sistema produttivo: “Basta prendere ad esempio la crisi del settore dell’edilizia nell’Aquilano – osserva – per comprendere come il ritardo nel processo di ricostruzione del capoluogo trascini con se’ la caduta di un intero comparto. Se la ricostruzione fosse piu’ avanti non staremmo a contare le perdite”.Punta con decisione il dito verso un piu’ deciso intervento sui settori innovativi il presidente regionale della Cna, Italo Lupo: “Non ci sono politiche attive di sostegno al turismo, che invece puo’ rappresentare un formidabile volano per la nostra economia, e che ben si concilia con le esigenze dell’artigianato e della piccola impresa. Penso poi agli effetti positivi che possono dispiegare esperienze come le reti d’impresa e i poli di innovazione, capaci di agire soprattutto su quei capitoli, come l’internazionalizzazione e lo sviluppo della ricerca, che da sempre rappresentano il tallone d’Achille dell’artigianato”. Di fronte all’accentuarsi degli elementi di crisi, per la Cna l’unico segno di speranza arriva dalle cifre assolute: “Segni di vitalita’, comunque, ci sono, come conferma la presenza di un numero consistente di nuove attivita’: a fine anno, secondo le proiezioni effettuate sui primi nove mesi dell’anno, dovrebbero essere circa 2500, ma il problema e’ come farle rimanere sul mercato”. La critica della Cna chiama direttamente in causa le politiche regionali: “Avevamo proposto alla Regione una misura specifica sui fondi comunitari che residuano, perche’ a nostro giudizio occorre assicurare un aiuto efficace allo start-up, ovvero alla fase d’avvio dell’attivita’ dell’impresa: i primi anni di vita sono decisivi per la vita di una piccola impresa, eppure da ben cinque anni sul capitolo di bilancio della Regione, a questa voce corrispondono zero euro. E una azione incisiva deve essere fatta anche per la trasmissione d’impresa, che va sostenuta: ci sono tante attivita’ fiorenti costrette a chiudere per mancanza di ricambio generazionale”. Non da ultimo, resta aperto il nodo del credito: a detta della Cna le piccole imprese stanno soffrendo e chiudendo per una cronica carenza di liquidita’ e per il blocco dei finanziamenti operato dal sistema bancario. Mentre, per quel che riguarda il sistema dei confidi, la Cna ribadisce la propria richiesta di destinare 24 milioni di euro dei Fondi Fas al loro sostegno e di sbloccare rapidamente i 15 milioni di fondi Fesr previsti dal bando relativo scaduto a fine agosto

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