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Abruzzo, Cna lancia allarme su Imu: imprese a rischio stangata

Le imprese non devono pagare il caos che si è determinato attorno al pagamento dell’ultima rata dell’Imu, l’imposta municipale sugli immobili, che va ancorata alle aliquote minime. Lo afferma la Cna abruzzese, che all’indomani della conferma, da parte dello stesso ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, sulla scadenza dell’ultima rata fissata a dicembre, si dice preoccupata dalla situazione di incertezza che regna nelle principali amministrazioni comunali abruzzesi: «Il problema – afferma una nota della confederazione artigiana abruzzese presieduta da Italo Lupo – non è solo quello denunciato dal centri di assistenza fiscale, che temono nelle prossime settimane un vero e proprio assalto di contribuenti costretti a calcolare last minute l’importo dei pagamenti dovuti, e tutto questo per l’inerzia di amministrazioni e consigli comunali che avrebbero dovuto decidere un mese fa le aliquote da applicare». «Il nostro timore – prosegue la Cna – è che siano le aliquote applicate alle attività produttive a diventare la vittima sacrificale dell’esigenza di far cassa da parte dei Comuni, molti dei quali navigano nella più totale incertezza. I pur auspicati tagli all’imposta applicata sulle prime case (o sulle seconde) non possono essere finanziati attraverso un inasprimento delle aliquote a carico delle attività produttive, che vanno lasciate ai livelli più bassi possibili. In Abruzzo le imprese vivono una stagione di crisi senza precedenti, con l’aggravante di addizionali su Irpef ed Irap che erodono già i bilanci, ed alle quali non è il caso ora di sommare anche una stangata sull’Imu».
«Le cronache dei quotidiani – conclude la Cna – ci consegnano in queste ore un quadro di incertezza che regna sovrana nei maggiori enti locali abruzzesi, se non di scontro aperto tra maggioranze e opposizioni. In più di una occasione abbiamo chiesto ai Comuni di non pretendere, con l’incasso dell’Imu, gettiti superiori a quelli ottenuti dalla vecchia Ici. Non vorremmo che a determinare queste scelte siano la dilatazione crescente delle spese della politica e delle consulenze».

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