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Abruzzo, CGIL: economia in ginocchio, serve consapevolezza istituzioni

«Il nostro sistema produttivo è disgregato, l’Abruzzo è letteralmente in ginocchio e, proprio per questo, è necessario che vi sia la consapevolezza, ora inesistente, da parte della politica e delle istituzioni di quanto sta accadendo». A lanciare l’allarme è la Fiom-Cgil Abruzzo, che chiede l’immediata attivazione di un «tavolo di confronto, che parta da qui per arrivare poi a livello nazionale». La federazione, nel corso di una conferenza stampa a Pescara, ha anche annunciato una serie di iniziative sul territorio regionale, oltre alla partecipazione alla manifestazione nazionale prevista per giovedì a Roma per protestare contro le misure adottate dal Governo Monti. Nello stesso giorno è stato organizzato uno sciopero di otto ore a Teramo e, il giorno successivo, uno di due ore a Chieti. In attesa dei dati regionali, la Fiom ha ricordato alcuni dati provinciali del settore in Abruzzo: «nel Teramano, zona in cui solo un paio di aziende sono grandi, ci sono circa 1.800 persone in cassa integrazione, tra ordinaria e straordinaria; nell’Aquilano, se si esclude la Micron che, nonostante la cig, regge dal punto di vista occupazionale, non c’è un’azienda che non sia in cassa integrazione; nel Pescarese, su diecimila lavoratori metalmeccanici il 60% è in cig ordinaria e il 35% in cig straordinaria, con la perdita di circa 500 posti di lavoro». «Le iniziative – ha spiegato il segretario regionale della Fiom, Nicola Di Matteo – hanno l’obiettivo di far capire alla politica, alle istituzioni e all’opinione pubblica quali sono le cose che ci stanno cadendo addosso e su cui non siamo d’accordo. Infatti stanno distruggendo il potere contrattuale del sindacato, con il risultato che discutere della propria condizione di lavoro ormai non è più possibile». «Oltre alle questioni nazionali – ha aggiunto – ce n’è una più specifica, tutta abruzzese: gli slogan che parlano di un Abruzzo risanato stridono totalmente con la situazione catastrofica in cui viviamo. Cose succederebbe nella nostra regione se, ad esempio, ci dovesse abbandonare la Honda o se la Sevel dovesse andare in crisi?» si è chiesto Di Matteo. 

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