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Abruzzo, caccia: svarione della Giunta regionale, “regolamento illegittimo”

C’è stata un’invasione di campo, o meglio di competenze. La Giunta regionale d’Abruzzo ha toppato nell’adozione della delibera numero 605 del primo settembre 2012 titolata “Indirizzi generali di gestione delle popolazioni di cinghiale e principi generali della gestione per la popolazione di cervo e caprioli”.
Lo dice il Collegio regionale delle Garanzie statutarie chiamato ad esprimersi sulla conformità dell’atto allo Statuto regionale.
Il 3 ottobre scorso, infatti, su impulso di Maurizio Acerbo (Prc), 12 consiglieri regionali (Cesare D’Alessandro, Camillo Sulpizio, Carlo Costantini, Franco Caramanico, Maurizio Acerbo, Antonio Saia, Paolo Palomba, Lucrezio Paolini, Walter Caporale, Gino Milano, Claudio Ruffini, Giovanni D’Amico) hanno chiesto al Collegio se l’atto adottato dalla Giunta in materia di caccia, fosse conforme all’articolo 13 dello Statuto (quello che in sostanza attribuisce al solo Consiglio la funzione legislativa e regolamentare di indirizzo e programmazione).
I consiglieri sono convinti che la Giunta abbia commesso due tipi di infrazione: ha adottato un atto regolamentare e di indirizzo generale, (potere riservato al solo Consiglio), ed ha violato l’articolo 2 della legge regionale 10 del 2004 che attribuisce al solo Consiglio le funzioni amministrative di programmazione e di coordinamento nella pianificazione faunistico-venatoria.
Il Collegio, chiamato solitamente a dirimere i conflitti tra gli organi della Regione nell’interpretazione Statuto, ha dato piena ragione ai ricorrenti.
NON SPETTAVA ALLA GIUNTA ADOTTARLO
Secondo i membri del Collegio, Fabrizio Politi, Stefano Civitarese Matteucci ed Arnaldo Lucidi che si sono riuniti il 9 ed il 19 ottobre presso il consiglio regionale, «la lamentata invasione da parte Giunta delle funzioni riservate al Consiglio», è più che confermata.
Il collegio ha analizzato per filo e per segno l’atto adottato, si è accertato prima di tutto che si trattasse di un regolamento e poi ha elencato le motivazioni del suo parere. 
Che si tratti di un regolamento, sottolinea il collegio, non c’è ombra di dubbio visto che il documento contiene tutti i requisiti di un atto del genere. Sono presenti nel testo, infatti, indicazioni sul prelievo venatorio ungulati (come le tipologie di armi utilizzabili), l’individuazione di figure tecniche abilitate alla gestione degli ungulati, l’assegnazione alle Province del potere sanzionatorio.
Il carattere regolamentare è confermato anche dalla legge 10 del 2004 che dà alla Giunta il potere di regolamentazione e coordinamento attività venatorie oltre a quello di controllo, indirizzo, promozione e divulgazione.
Dunque per i giudici violazione c’è stata ed è evidente persino nel caso in cui una legge regionale assegnasse espressamente il potere regolamentare alla Giunta. In questo caso, infatti, emergerebbe comunque la violazione dello statuto che assegna al solo consiglio il potere regolamentare, visto che una legge deve comunque sottostare ad una fonte digrado superiore cioè dello statuto. 
Il collegio ha poi sottolineato la particolarità dello Statuto della Regione Abruzzo che, a differenza di quello delle altre regioni, ha riservato la funzione regolamentare al solo Consiglio, conferendo alla Giunta il potere di iniziativa in materia.
«L’opportunità che anche la Giunta regionale, nel rispetto del principio di legalità, possa disporre di potestà regolamentare», hanno osservato i componenti del Collegio, «è senz’altro da valutare da parte dello stesso Consiglio regionale, che potrebbe così concentrarsi nell’attività legislativa e lasciare alla giunta regionale l’adozione di atti normativi secondari attuativi delle decisioni e delle scelte compiute dalla legge regionale».
Il regolamento che per la prima volta disciplina la caccia del cervo e del capriolo ha suscitato l’indignazione del mondo ambientalista.
Il Wwf, infatti ha iniziato a lavorare ad un ricorso al Tar per cancellare questo atto definito «contrario alla sensibilità verso l’ambiente che in questi decenni è cresciuta nei cittadini abruzzesi».
Anche secondo l’associazione ambientalista il regolamento contiene numerose illegittimità a partire dalla violazione della legge quadro nazionale n. 394/91 sulle aree naturali protette che assegna esclusivamente agli enti gestori la potestà di autorizzare, in situazioni estreme, piani di abbattimento. 
Invece l’atto in questione, pur richiamando la stipula di generici accordi con le aree protette, hanno osservato gli ambientalisti delega esclusivamente alle Province la possibilità di autorizzare i cacciatori ad entrare nei parchi per sparare.
“BAMBI CONTRO FEBBO”
«I cervi e i caprioli abruzzesi sono salvi», commenta Maurizio Acerbo, consigliere regionale Prc, «mentre Chiodi e Febbo fanno la solita figuraccia. Il Collegio delle Garanzie Statutarie ha accolto il mio ricorso contro la delibera con cui la Giunta regionale apriva la strada alla caccia a cervi e caprioli in Abruzzo. All’assessore Febbo consigliamo di meditare sul noto proverbio: la superbia parte a cavallo e ritorna a piedi».
Il WWF: ORA CHIODI RITIRI UFFICIALMENTE LA DELIBERA
Il Wwf esprime piena soddisfazione per il parere del Collegio delle Garanzie Statutarie della Regione Abruzzo e chiede al presidente Chiodi di revocare «immediatamente» la Delibera contestata poichè altrimenti la Regione Abruzzo rischia una nuova sconfitta davanti al Tar «a cui dovremo comunque ricorrere visto che il parere del Collegio, seppur autorevole, non produce automaticamente l’annullamento della delibera. E’ un appello che lanciamo anche per evitare ulteriore sperpero di denaro pubblico, visto che un ricorso impegnerebbe gli uffici regionali e l’avvocatura che sono pagati dai contribuenti. E’ una delibera palesemente illegittima ma, soprattutto, contraria alla sensibilità della stragrande maggioranza dei cittadini abruzzesi e dei turisti che vuole vedere nei nostri parchi e nel resto del territorio animali liberi e non personaggi con un’arma a tracolla».
Da Prima Da noi

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