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Abruzzo, banche: Galeota “”il cortocircuito nel sistema Banche e  Pmi, come e di chi fidarsi”

L’attuale crisi del sistema Europa e, nello specifico, del sistema Italia costringe le aziende ad affrontare 2 tipi di problemi cruciali per il proprio futuro: il calo di domanda e il difficile accesso al credito.

Andando ad analizzare il primo aspetto, il calo di domanda è indotto da una serie di fattori quali :
1. perdita di competitività su un mercato globale indotta, a sua volta, da una serie di fattori ben noti: fiscalità e costo del lavoro, bassa propensione ad investimenti in ricerca e sviluppo ed a strumenti di formazione e di riqualificazione del capitale umano, accesso ridotto al mercato del lavoro dei giovani, delocalizzazione di interi apparati produttivi a basso valore aggiunto verso aree con manodopera a basso costo con acquisizione di vantaggi competitivi, un tempo, tipici del “made in Italy”da parte di paesi ed aziende “out of Italy”.
2. Calo della domanda interna: indotta, a sua volta, da una serie di fattori ben noti: l’accentuarsi del cuneo fiscale per i lavoratori per effetto delle manovre cd. antispread, l’aumento della disoccupazione e la riduzione dei redditi lordi pro-capite indotta, ancora a sua volta, da azioni rispettivamente, nei settori privati di forte riduzione dei costi e, nel settore pubblico,  dalla spending review.
Questo ordine di problematiche conduce:
gli imprenditori più piccoli a ricercare soluzioni immediate del tipo: chiudere o cedere alla forza della globalizzazione tutto il proprio know how faticosamente costruito nel tempo
gli imprenditori più forti  ad investire nella globalizzazione con progetti di massiccia delocalizzazione  lasciando il “sistema Italia” al proprio destino finchè non ci saranno forti segnali di cambiamento.
D’altronde questo è il messaggio di sintesi che, giustamente, Confindustria da tempo invia alle altri parti sociali ed al governo; del pari, il Governo e le altri parti sociali, vogliono ricercare strade che facciano uscire il sistema Italia da questo “empasse”  portando sul tavolo delle trattative soluzioni  idonee a:
ridare competitività ad investimenti nel sistema produttivo Italia
far ricrescere la domanda interna senza far crescere le importazioni
portare il deficit dello stato a livelli “antispread”.
Il difficile accesso al credito è il secondo problema che, soprattutto gli imprenditori più piccoli ed ostinati a far sopravvivere la propria azienda, devono affrontare:
1. per sostenere le difficoltà finanziarie, indotte dal calo della domanda (che ho poc’anzi evidenziato) quali l’ allungamento dei tempi di incasso e/o le perdite sui crediti pregressi o dalle difficoltà finanziarie della Pubblica Amministrazione nel saldare in tempi ragionevoli i propri debiti verso le imprese.
2. Per effettuare investimenti che l’imprenditore, nonostante la crisi, vuole sostenere, poiché vede ottimisticamente una luce dall’interno del tunnel della crisi, e per questo intende affrontare programmi di investimento per riposizionare la propria azienda.
Quest’ultimo nasce direttamente dalla fonte principale di tutti gli altri problemi: la velocità di spostamento della liquidità da un paese all’altro attraverso i mercati finanziari. Al giorno d’oggi ciascun paese può  subire spostamenti di ingenti capitali con evidenti conseguenze, in termini di profitti e di perdite, per gli operatori che operano su quel mercato e, in particolare, le Banche. Tale meccanismo, da anni, ormai sta spostando sempre più il controllo della finanza dai paesi tradizionalmente forti verso altri paesi; tra i paesi più colpiti da questo nuovo ordine di cose è proprio il nostro e, di conseguenza, proprio le Banche del Nostro Paese sono gli operatori che più lamentano questi effetti. A questa problematica, di mercato, se ne aggiunge un’altra:  le regole di controllo per la stabilità dei mercati stessi; il rispetto di queste regole, costringe le banche stesse a limitare l’accesso al credito ed in molti casi a gestire a rientro le esposizioni delle aziende. Per assurdo, infine, le stesse azioni anticrisi della BCE, hanno accentuato il problema; basti pensare a come le  banche abbiano sfruttato le immissioni di liquidità, sancite dalla BCE, per accrescere i loro portafogli in titoli di Stato e come tali investimenti non sfuggendo alle regole di Basilea II, al pari degli impieghi alle imprese, possono diventare un boomerang per le banche stesse; l’allargamento dello spread tra i titoli di stato del nostro paese e quelli Tedeschi, in momenti di altissima volatilità finisce con il penalizzare ulteriormente le banche che hanno accresciuto la quota investita in titoli di Stato, riduvendone  la capacità di erogare credito.
In sostanza la globalizzazione dei mercati ha determinato 2 effetti, importanti ed integrati tra loro, che hanno generato una sorta di cortocircuito nel il sistema Banche –  PMI italiane:
1)       Le forti speculazioni sul mercato dei bond governativi e l’introduzione di regole molto stringenti per le Banche costringono quest’ultime a limitare il sostegno finanziario alle aziende più bisognose.
2)       Il calo della domanda di prodotti e servizi delle aziende italiane riduce la capacità di autofinanziamento delle aziende e fa aumentare il bisogno di ricorso al sistema bancario con un profilo creditizio (Rating) fortemente peggiorato ad un numero crescente di aziende.
In questo scenario esistono per gli imprenditori soluzioni per uscire da questo circolo vizioso?
Gli strumenti ci sarebbero e, si spera, potrebbero aumentare (sia nel numero che nella consistenza di ognuno).
La loro ricerca va individuata in 2 fattori fondamentali:
1. La ricerca di nuovi posizionamenti competitivi per la propria azienda trovando innovazioni di prodotto e/o di processo (in ogni fase aziendale) che faciliti l’incontro di nuova domanda (interna ed estera).
2. La ricerca di strumenti di sostegno finanziario coerenti alle nuove regole imposte dalla comunità Finanziaria.
Ogni ricerca fuori da questi fattori non permette all’imprenditore di uscire dal circolo vizioso che ho descritto; ciò significa che ogni richiesta di sostegno finanziario per uscire dalla crisi aziendale, determinata dall’attuale crisi dei mercato, non può trovare, in questo momento, alcun accoglimento se viene posta senza un progetto imprenditoriale di uscita (una semplice richiesta di allungare la vita alla propria azienda che il mercato tende a mettere ai margini) e senza una visione chiara degli strumenti di sostegno che le Banche possono utilizzare nel rispetto delle regole (comunemente definite Basilea II e presto Basilea III).
La ricerca ed individuazione di nuovi posizionamenti competitivi è rimessa alle capacità dell’imprenditore, la ricerca degli strumenti di sostegno finanziario, viceversa può essere validamente condotta individuando interlocutori competenti e particolarmente attenti a seguire tutte le evoluzioni del mercato del credito bancario. Tali interlocutori si possono trovare sia direttamente nella propria banca e sia al di fuori.
Quali possono essere gli strumenti di sostegno finanziario da ricercare che poi, nello specifico, un valido consulente dovrebbe conoscere per fornire un aiuto essenziale all’imprenditore?
Per semplificare questa complessa ricerca suggerirei 2 filoni di indagine:
1. Quella degli strumenti di supporto generati o generabili da provvedimenti anticrisi del governo di concerto con le parti in causa (Banche ed imprese)
2. Quella degli strumenti che mette a disposizione il mercato in base alle nuove regole di vigilanza sul credito bancario.
In molti casi questi 2 filoni si intersecano tra loro.
(PROTOCOLLO ABI” del 28/2/2012 per la cd. “Moratoria dei crediti Bancari verso le PMI”)
Nell’ambito del primo filone un primo gruppo di strumenti importanti è quello a cui le Banche ed il governo, si sono impegnate a lavorare, d’intesa con tutti i principali rappresentanti di categoria (CONFINDUSTRIA inclusa), con il “PROTOCOLLO ABI” del 28/2/2012 per la cd. “Moratoria dei crediti Bancari verso le PMI”; i contenuti di tale accordo sono stati resi praticamente operativi in tempi abbastanza veloci, data anche la delicatezza e la particolare rilevanza del problema per la ripresa economica. Il protocollo ha previsto 3 tipologie di intervento bancario sulle PMI:
1)       La sospensione dei finanziamenti a medio termine (quello che gli addetti ai lavori chiamano comunemente “Time Out”) fino a 12 mesi delle rate per la parte capitale.
2)       L’allungamento:
* delle durate dei finanziamenti a medio termine (2 anni per quelli chirografi e 3 anni per quelli ipotecari)
* delle scadenze sui crediti anticipati dalle Banche fino a 270 giorni
3)       Concessione di nuovi Finanziamenti proporzionali ad operazioni di rafforzamentopatrimoniale che gli imprenditori effettuano nella propria azienda (operazioni di apporto in capitale di rischio) anche alla luce delle agevolazioni introdotte dal famoso Decreto legge del 6 dicembre 2011 noto come Manovra Salva Italia.
I PRIMI 2 INTERVENTI non hanno elevati impatti sulla crescita, ma sono strumenti che permettono, alle Banche aggiustamenti di Bilancio senza onerose operazioni di funding sui mercati e, alle imprese, di respirare. Torno a ripetere il concetto già espresso poc’anzi, una boccata di ossigeno in più, puo’ essere buona cosa, solo per chi sa ben sfruttarla, altrimenti, è un semplice modo di allungare l’agonia. Questa caratteristica dei primi 2 interventi, quella di non comportare grossi sacrifici delle parti direttamente interessate (imprese e Banche da una parte e governo dall’altra) e quella di essere una sorta di “quarto d’ora accademico” o, come dicono gli stessi addetti ai lavori in gergo sportivo, “Time Out”,fa si che questo strumento sia di facile ed immediata attuazione; il sistema bancario, infatti, non ci ha messo molto tempo a renderlo fruibile sul mercato (già dal primo protocollo ABI che risale ad un anno prima ancora rispetto a febbraio c.a.).
IL TERZO INTERVENTO, viceversa, presenta delle buone potenzialità per la crescita sia dalla parte delle Banche che dalla parte delle imprese, ma deve scontrarsi con i costi nel reperimento delle risorse finanziarie; Il tutto si concretizza in difficoltà tecnico operative che ne limitano l’utilizzo; in concreto le Banche hanno dato scarso rilievo a questa opportunità come fattore per supportare la crescita dell’azienda, ma ne ha dato rilevanza, soprattutto, come strumento di riequilibrio patrimoniale e finanziario dell’azienda; praticamente per una finalità analoga a quella dei 2 precedenti interventi: sostenere l’impresa per riposizionare le fonti di finanziamento in modo da far migliorare il rating (ad es. operazioni di consolidamento dell’indebitamento a breve unitamente a ricapitalizzazione d’impresa) e permettere un miglioramento del proprio bilancio con il cd. abbassamento della PD (probabilità di default) dell’impresa affidata; a meno che l’intervento di consolidamento delle fonti a breve lasci immutate le linee di credito bancarie di cui l’impresa disponeva prima.
Anche nella piena disponibilità di questo terzo intervento, devo rilevare che: da una parte l’imprenditore dovrebbe apportare propri capitali per rafforzare il patrimonio aziendale e, dall’altro, le banche dovrebbero erogare nuova finanza all’azienda. Ad ogni modo la progettualità  industriale e’ un fattore propedeutico ed indispensabile al suo funzionamento; l’imprenditore è spinto a mettere le mani nel portafoglio se ha un progetto e ci crede fermamente, e la banca, dal canto suo, ad assecondarlo se condivide il progetto con un positivo giudizio. Ma la progettualità dell’imprenditore, purtroppo, non basta a rendere questo strumento pienamente fruibile sul mercato. Molti imprenditori per capitalizzare l’impresa devono ricorrere ad una leva finanziaria personale chiedendo, anche per la propria parte, un finanziamento alla Banca. Uno strumento per ovviare questo inconveniente è quello del prestito partecipativo, l’imprenditore può incontrare l’accoglimento della Banca fornendo adeguate garanzie e capacità di rimborso. La Banca, tuttavia, spesso non accoglie la richiesta se la fonte di rimborso di quel prestito, “personale” dell’imprenditore, sono gli utili della stessa azienda da finanziare. Si innesca anche in questo specifico caso il corto circuito. In questo momento di mercato solo gli imprenditori che, oltre alla validità delle proprie idee, mettono in campo una capacità di rimborso da attività extra alla propria azienda, riescono a portare a termine questo tipo di operazioni in Banca.
(I Protocolli ABI del 22/5/2012 per lo smobilizzo crediti verso la Pubblica amministrazione e per il sostenimento degli investimenti)
Più in linea con gli obbiettivi di crescita nel primo filone di interventi si inquadrano i Protolli ABI del 22/5/2012. Proprio perché mirano più direttamente alla crescita, le difficoltà attuative sono maggiori, perché i soggetti coinvolti sono chiamati a maggiori sacrifici.
In base al Protocollo  Il Governo si è impegnato a stanziare tramite Cassa Depositi e Prestiti, quindi a creare per il sistema bancario un sistema di Funding per un importo di ben Eur 10 mld da destinare proprio alle 2 esigenze chiave del sistema Italia che avevo accennato prima:
La liquidabilità dei crediti e, in questo caso specifico, quella dei crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione (con un Plafond di Eur 2 mld)
Il sostegno finanziario agli investimenti (con un plafond di 8 mld)
Per tradurre in strumenti concreti il soddisfacimento di queste due esigenze chiave il Governo, da un lato, si è impegnato a
varare un pacchetto di misure per creare regole di certezza nell’ esigibilità dei crediti  da parte delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione e nel prevedere anche regole per un loro utilizzo in compensazione con i debiti che gli imprenditori stessi vantino nei confronti dell’erario
a prevedere, in un contesto PON (programma operativo nazionale), le priorità e le misure per il sostegno degli investimenti.
Le Banche dall’altro lato, tramite ABI, si sono impegnate a predisporre ed organizzare un sistema di prodotti specifici di credito a favore delle imprese con provvista Cassa Depositi e Prestiti, specifico per le 2 esigenze accennate (anticipazioni su crediti verso la pubblica amministrazione e finanziamenti a medio termine per investimenti aziendali) e ottimale al rispetto delle regole di vigilanza. Nel contesto del protocollo ABI, inoltre, è stato previsto anche l’impegno congiunto Confidi (tramite Assocomfidi e Mediocredito Centrale (quest’ultimo organismo di garanzia dello Stato) di individuare strumenti operativi per il supporto dei rischi creditizi alle operazioni delle Banche, in modo da allargare le opportunità di utilizzo al maggior numero di imprese ed in modo da ridurre i cd. costi del credito legati alla gestione del rischio creditizio in dipendenza delle regole di Vigilanza.
Ma a che punto si trovano i lavori per dare concreta attuazione a quest’ultimo Protocollo ABI ? Quali strumenti concreti hanno individuato le banche? Cosa ha fatto il governo? E’ rimasta una lettera di intenti?
Il Governo ha dato subito visibilità ampia al complesso meccanismo con un documento di sintesi visibile  sul proprio sito .
Un primo importante passo concreto è stato fatto, poi, dal Governo per risolvere il problema della certezza dei crediti verso la Pubblica Amministrazione. Da un lato si doveva affrontare il nodo del controllo della spesa ed il complicato inquadramento del regolamento dei debiti fuori bilancio, dall’ altro le Banche chiedevano certezza ed esigibilità dei crediti che gli imprenditori vogliono anticipare per fare cassa e migliorare la liquidità della propria azienda. In tale direzione il governo ha emanato ben 2 Decreti Ministeriali (Gazzetta Ufficiale n.152 del 2/7/2012) per la procedura di certificazione dei crediti ai fini dell’anticipo in Banca ed ai fini del loro utilizzo con il meccanismo della compensazione d’imposta ed uno del 26/6/2012 per la modifica del Fondo Di garanzia PMI (presso Mediocredito Centrale).
L’Abi, molto velocemente, ha diramato una circolare (Protocollo 1638 del 23/7/2012) a tutte le Banche definendo gli ambiti tecnico, contabili ed operativi a cui si dovranno attenere nel formalizzare i prodotti di intervento che dovranno essere offerti alle imprese che ne facciano richiesta.
le Banche e l’ABI sono ancora in attesa di ricevere concrete istruzioni dal Mediocredito Centrale (per la parte riguardante il Fondo garanzia PMI) e da cassa Depositi e Prestiti (per la parte riguardante il Funding) , le istruzioni operative cui dovranno attenersi per poter redigere delle opportune schede di prodotto.
Mi sento di segnalare, tuttavia, che data l’urgenza e l’importanza di questi strumenti, a breve le Banche potranno avere un completo quadro per poter lanciare i prodotti di finanziamento a sostegno delle PMI.
Non posso fare a meno di segnalare quali strumenti del primo filone quelli, più ben noti agli imprenditori, dei Programmi operativi Nazionali (PON) e Regionali (Por) nel contesto dei Fondi Strutturali Europei, ma, data la vastità dell’argomento rimando qualche concreta considerazione su questi strumenti ad altra sede.

Nell’ambito del secondo filone un sistema, sicuramente valido sulla carta, ma certamente meno nell’essenza, è quello dei CONFIDI.
Dico valido sulla carta in quanto coerentemente con le regole di Basilea alcuni tipi di garanzie prestate da questi organismi possono consentire alla banca di prestare soldi alle imprese abbassando il cd. assorbimento di patrimonio e, di conseguenza, favorire un più ampio accesso al credito. Spero di poter spiegare in modo semplice e compiuto questo concetto con un più ampio articolo che affronti questa spinosa tematica, in questa sede mi limito ad affermare, senza ombra di dubbio, che sulla carta l’effetto di un abbattimento dell’assorbimento patrimoniale (che gli addetti ai lavori chiamano “eleggibilità Basilea II) delle garanzie consortili” può essere ottenuto sia chiedendo il rilascio di una garanzia ad un Confidi cd. 106 (quelli tradizionali) come ad un confidi cd. 107 (quelli ora sottoposti a vigilanza) e questo fatto può essere una buona cosa dato che, da anni si sbandierano slogan (con soli scopi politici e meno strettamente imprenditoriali) di aggregazione tra 106 per costituire Confidi 107 in quanto unici ad essere adeguati alle nuove regole del mercato. Molte aggregazioni, hanno portato ad azzerare professionalità, capacità e buoni fondamentali di Confidi 106 per colmare e ripianare difetti di altri 106, con il risultato ultimo di costituire Confidi 107 che difficilmente potranno dare un concreto servizio sia alle imprese che alle Banche.
Ma il punto cruciale, ed ora spiego perché nella sostanza questo sistema ancora non è valido, tranne che in pochissimi casi, è che la riduzione dell’assorbimento patrimoniale secondo le regole Basilea II si può avere se la banca è in grado di assegnare un rating al Confidi che rilasci una garanzia  (cosa che può avvenire solo dopo una complessa procedura) e sempreché quel Confidi si trovi ad avere un rating adeguato a determinare l’abbattimento. Questa è una prima ragione, e l’esperienza me lo insegna, in cui di fatto la banca concede credito senza avere un effettivo beneficio patrimoniale e, di conseguenza, si può trovare ad accogliere la domanda di credito all’impresa senza che questo beneficio ci sia per Lei come per l’impresa (in termini di condizioni per quest’ultima).
L’altro aspetto del problema è che nel momento in cui il sistema andrà a regime, soprattutto per i fidi a revoca, un eventuale deterioramento del rating del Confidi, generando un aumento dell’assorbimento patrimoniale, non metterebbe al riparo l’impresa da azioni di aumento dei tassi o, addirittura, da richieste di rientro.
Quindi è bene che gli imprenditori sappiano che, al momento, l’accesso al credito tramite i Confidi non è pienamente facilitato per nuova finanza e non determina significative economie di costo. Una previsione di scenario su questo sistema, mi porta a intravedere 2 possibili effetti: Bankitalia rafforzerà notevolmente i propri strumenti di vigilanza sui confidi 107 determinando sicuramente il commissariamento di molti di essi, chiudendo definitivamente il ciclo della moda dei 107, con conseguenze poco piacevoli per imprese e banche coinvolte dalle loro garanzie; l’altro effetto è che il sistema trovando meccanismi più rigorosi ed efficienti (ad es. l’assegnazione dei rating ai confidi) potrà in pieno svolgere il proprio ruolo.

Un altro strumento importante sempre in questo filone delle GARANZIE è quello delle garanzie degli organismi centrali (Mediocredito Centrale, SACE, ISMEA, Artigiancassa). Mediocredito viene, da tempo e spesso, tirato in ballo anche nei provvedimenti anticrisi del Governo (si pensi al recente DM modificativo del Fondo Centrale per le PMI per l’attività di anticipazione dei crediti P.A. di cui abbiamo poc’anzi parlato) Allo stato attuale questi sono gli unici strumenti concreti di cui le Banche dispongono per permettere agli imprenditori un più facile accesso al credito con il cd. strumento della garanzia diretta ed a prima richiesta. Va anche detto che l’utilità di questi strumenti è anche per gli stessi Confidi che si convenzionano con questi organismi centrali per le cd. controgaranzie; con questa operatività, da un  punto di vista sostanziale una garanzia diretta di un Confidi 107 vale esattamente come quella di un 106 ed è nell’ambito di questa operatività che le Banche vedono di buon occhio le garanzie dei Confidi; per gli imprenditori, tuttavia, l’acceso al credito Bancario mediato da un Confidi che si controgarantisce con un Organismo Centrale va attentamente valutato nei costi in alternativa ad un intervento in garanzia diretta dello stesso Organismo Centrale.
Altri strumenti di cui tener conto nel secondo filone sono quelli che rientrano nel cd LEVERAGE BY out, ossia nel sistema dei finanziamenti diretti all’imprenditore per capitalizzare l’impresa (argomento già toccato prima e che ora affronto per approfondire un ulteriore tematica dal punto di vista di chi fa impresa) strumenti che trovano spesso il disappunto degli imprenditori ma che, se adoperati per finanziare progetti precisi di rilancio/riassetto/sviluppo aziendale possono arrecare dei significativi benefici riflessi anche sulla stessa capacità futura di accesso al credito. Basti pensare che azioni di capitalizzazione dell’azienda determinano un miglioramento del rating e, di conseguenza il potenziale di accesso al credito dell’azienda. Sono strumenti indispensabili (oltre chiaramente all’immissione di mezzi propri dell’imprenditore), per le cd. start up, cioè aziende che nascono per mettere in piedi un progetto imprenditoriale.

Galeota Giovanbattista
Monte dei Paschi di Siena – area Centro e Sardegna

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