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Abruzzo. Azienda unica trasporti, i sindacati: i giochi della politica

Lo scorso 21 giugno, presso gli uffici aquilani della Regione Abruzzo, si è tenuto il terzo incontro con il Governatore Chiodi avente al centro del confronto la costituzione dell’Azienda unica regionale dei trasporti. In questa occasione Cgil, Cisl e Uil e le rispettive Federazioni trasporti hanno presentato un documento con il quale ribadiscono la concreta volontà di affrontare le criticità che il progetto di fusione comporta,partendo dal riordino degli accordi in tema di permessi sindacali. Alla concretezza espressa dal Sindacato la politica, unitamente alla longa manus da questa demandata allo scopo, ovvero il management, hanno pensato bene di rispondere tirando fuori altre argomentazioni per distogliere l’interesse di tutte le componenti coinvolte, in primis i lavoratori, da quella che è la vera bella di Torriglia del panorama politico/sociale regionale: l’Azienda unica, che tutti vogliono ma nessuno piglia. Ed è così che per bocca del Presidente Arpa Avv. Cirulli si è materializzato lo spettro del fallimento di quella che è trasversalmente una delle più grandi realtà imprenditoriali regionali, ovvero l’Arpa. La Regione, che poi è l’istituzione che ha messo l’Avv. Cirulli nel posto in cui è, non ha trovato di meglio che assecondare tali affermazioni, generando il clima da catastrofe imminente con il quale, in casi come questi, tutto è lecito. A questo punto è opportuno fare un po’ di chiarezza. I circa 5 milioni di euro di perdita con i quali si è chiuso il bilancio di Arpa sono frutto, in gran parte, della scelta di acquistare pullman nuovi ammortizzando l’esborso negli anni successivi.

Nulla quaestio sulla scelta se la solerzia del Presidente Cirulli nell’avvicinarsi all’adeguamento a quella che ai tempi era la normativa di riferimento, che quantificava in sette anni la vetustà massima dei mezzi con i quali qualunque Impresa avrebbe potuto partecipare alle gare per la concessione dei servizi di TPL, fosse stata la stessa con la quale, sempre Cirulli, avesse chiesto il pagamento di quanto dovuto all’Arpa dai propri creditori. Di quali crediti parliamo ? Parliamo di un milione e cinquecentosettantamila km di TPL regolarmente fatti e non contribuiti. Parliamo di conguagli relativi al periodo che va dal 2004 al 2012, che annualmente la Regione Abruzzo, attraverso i propri rappresentanti che hanno partecipato alle relative Assemblee dei Soci, ha ratificato votando il bilancio Arpa. Parliamo di corse bis relative agli anni 2010, 2011 e 2012 non contribuite dalla Regione. Parliamo di fondi FAS ancora sulla carta. Parliamo, sommando il tutto, di circa 30 milioni di euro.

A tutto questo si aggiunge la valutazione sulla esigibilità di detti crediti, ancora oggi una vera nebulosa nel mare magnum della normativa e del bilancio regionale, che tra l’altro si è dimenticato di rifinanziare lo specifico capitolo del contratto integrativo regionale negando silentemente 25 euro a ciascun autoferrotranviere d’Abruzzo, pubblico e privato. Ma se questi debiti, o parte di essi, non sono esigibili, come sono stati redatti i bilanci negli anni passati ? I Consigli di Amministrazione hanno svolto appieno il loro compito ? E se si, con quale obiettivo ? In altri termini, se chi deve dei soldi all’Arpa onorasse i propri debiti, saremmo di fronte ad una Azienda solida e produttiva. Ma perché il Presidente Cirulli sembra non infervorarsi su questi temi ? E’ o non è il rappresentante legale dell’Azienda creditrice ? Certo che si ma con un piccolo dettaglio: il debitore in questione è proprio la Regione Abruzzo ed il Presidente, unitamente ai Consiglieri di Amministrazione, nei rispettivi ruoli, li ha messi proprio quella politica alla quale dovrebbero chiedere conto. Che ci sia un nesso tra le due cose ? Ecco perché non si riesce ad affrontare alcune tematiche con lo stesso spirito costruttivo con il quale il Sindacato si siede ai tavoli di confronto ed ecco perché non si trova di meglio da fare che provare a far ricadere solo ed esclusivamente sui lavoratori i costi di questa situazione scellerata. Stesso discorso per quanto attiene le altre Società pubbliche di TPL, per le quali la soglia di attenzione da parte delle scriventi è e rimane a livelli di allerta tenuto conto che anche FAS e GTM vantano crediti e vivono una situazione di bilancio non propriamente positiva.

In conclusione quindi non ci resta che esclamare un fragoroso Peccato!

Peccato perché l’Abruzzo intero sta perdendo l’occasione per provare a riordinare i conti di un comparto, quello dei trasporti, che rappresenta la terza voce di spesa dopo sanità e interessi sul debito.

Peccato perché si gioca con la pelle dei lavoratori e dei cittadini per mantenere situazioni insostenibili per il solo scopo di conservare lo status quo (a favore di chi è facile immaginarlo).

Peccato perché a qualcuno non riuscirà il gioco di far ricadere sul Sindacato eventuali fallimenti del tavolo sull’Azienda unica.

Questo Sindacato è lo stesso che in questi ultimi anni responsabilmente non ha mai proclamato uno sciopero regionale per rivendicare denaro ed ha accettato il confronto al Tavolo permanente sui Trasporti opportunamente organizzato, anche se infruttuosamente,dall’Assessore ai Trasporti Avv. Giandonato Morra,

Ognuno si assuma le proprie responsabilità, anche perché le nostre ce le siamo assunti formalmente mentre quelle della politica sono ancora “in alto mare, e basta con le incongruenze, le stesse per le quali il creditore sembra non cercare di rientrare dei propri crediti forse perché il debitore è colui che lo ha indicato nel ruolo di creditore tanto da chiedere l’insolvenza pur di non pagare. Un rompicapo ? No, semplicemente la situazione che attanaglia Azienda unica, Società pubbliche di TPL e partecipate.

Peccato!

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