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Abruzzo al 3° posto per costi della politica

Con oltre 152 mln l’anno, le spese della politica in Abruzzo sono doppie rispetto alla media nazionale. In Abruzzo aumentano i costi della politica: con il 10,1%, la regione si colloca al terzo posto, assieme alla Toscana, per le maggiori spese di funzionamento di giunte e consigli. La media nazionale è di 5,5%.

 A rivelarlo è la Uil, che ha avviato anche in Abruzzo la campagna nazionale di informazione, proposta e contrattazione per la riduzione e razionalizzazione dei costi della politica. Secondo i dati forniti dal sindacato, coloro che in Abruzzo vivono direttamente o indirettamente di politica sono 38.367.
In Abruzzo, in particolare, diminuiscono le spese per consulenze e comunicazione istituzionale, ma aumentano quelle per il funzionamento di giunte e consigli (oltre 28 milioni).
Per gli eletti e i nominati a cariche pubbliche e relativi costi di funzionamento si spendono 93,4 milioni (147 euro pro capite), mentre per i costi ritenuti “non strategici/inutili” della macchina pubblica 59 milioni di euro, per un totale di 152,4 milioni.
Per eliminare tali costi, per il sindacato, oltre a tagliare stipendi e indennità di presidenti, sindaci, assessori, consiglieri, insieme al numero di consigli, assessorati, commissioni consiliari e consulenze, andrebbero aboliti i direttori generali di Province e Comuni, che rappresentano di fatto un doppione dei segretari comunali e provinciali; ridotte del 20% le spese dirette ed indirette; razionalizzate alcune funzioni non essenziali delle Province; accorpati i Comuni sotto i 5 mila abitanti.
Solo con il taglio di queste ultime spese, per il segretario regionale della Uil, Roberto Campo, si risparmierebbero 77,7 milioni di euro, con cui “si potrebbero portare a 0 le addizionali comunali Irpef e abbassare dello 0,1% l’addizionale regionale Irpef per i lavoratori dipendenti e pensionati”.”Insomma – sottolinea Campo – meno costi, più risparmi e meno tasse per i cittadini”.
Il sindacato chiede, inoltre, alla Regione di dotarsi, con il taglio lineare del 20% dei costi della politica e con gli altri interventi di riduzione della spesa di giunte e consigli, di un Piano di Rientro “severo”.

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