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A TUTTA FORZA

di MARIA PAOLA IANNELLA

 

Un primo incontro interlocutorio tra l’Unione Provinciale degli Industriali di L’Aquila e l’Associazione Industriali di Vicenza (fra le maggiori d’Italia per numero di Imprese associate) è l’inizio di un percorso che la Confindustria Aquilana ha voluto avviare nell’ambito di un più ampio progetto di rilancio del territorio provinciale. E così una delegazione di rappresentanti dell’Associazione Veneta sarà nel capoluogo il 30 settembre prossimo per vedere da vicino se la nostra città è davvero così appetibile come appare dalla “Breve analisi del territorio” che l’Unione dell’Aquila ha redatto e recapitato all’interlocutore veneto. Un incontro informale, dunque, durante il quale i vicentini avranno modo di visitare le aree di sviluppo e il centro di ricerca del polo elettronico, e potranno ascoltare e confrontarsi con i Presidenti di Unione Industriali, Regione, Provincia e Camera di Commercio, i Sindaci, il Rettore, il Sistema bancario, L’Aquila Sviluppo, i responsabili dei Consorzi per lo Sviluppo Industriale per valutare la messa in opera di un progetto di delocalizzazione delle imprese da Vicenza all’Aquila. Una sorta di gemellaggio futuro, insomma, che potrebbe rivelarsi l’asso nella manica per una città che ha tanto da offrire ma che in questo momento sta solo perdendo industria e posti di lavoro. Un atto concreto nel mare magnum delle tante promesse e dei tanti discorsi che tutti hanno fatto sul marketing territoriale perché fino ad ora non c’è stato neanche il fumus di nuovi insediamenti, di sfruttamento del territorio e delle sue potenzialità, di “entità” che ci abbiano dimostrato un interesse.

Alla delegazione sono state già presentate le realtà locali della Provincia, sia sotto il profilo economico ed imprenditoriale che sotto quello culturale e turistico. Adesso, è necessario proporre un pacchetto localizzativo con concrete opportunità di insediamento nelle aree industriali. E per questo la presenza, il lavoro, l’ingegno e, soprattutto, la buona volontà e l’affezione a questa terra da parte delle forze politiche locali è assolutamente fondamentale quanto pregiudizievole di tutto il ben fatto. Tocca a loro cogliere e spremere l’occasione che si presenta per raggiungere risultati tangibili e quasi immediati: il piatto è pronto e ben servito. Autorizzazioni in tempi stretti, terreni a basso costo, servizi efficienti ed a costi accettabili, dotazioni infrastrutturali, facilità di accesso al credito ecc., sono tutte condizioni che, sommate alle numerose potenzialità del territorio, attrarrebbero l’investitore forse più e meglio del vecchio Obiettivo 1. Per una ragione semplice: chi investe oggi in questa provincia lo fa perché seriamente intenzionato a trarre vantaggio solo ed esclusivamente dal proprio investimento, visto che non ci sono più “soldi sonanti” (incentivi, agevolazioni, crediti ecc…) da offrire, ma solo basi solide sulle quali costruire. L’Aquila, e con essa l’Abruzzo, presenta requisiti che già per città geograficamente vicinissime – come Roma, Rieti, Napoli – sono assolutamente invidiabili ed ambitissimi: polo universitario, salubrità dell’ambiente, basso tasso di criminalità, disponibilità di aree per nuovi insediamenti produttivi, centro di ricerca dell’ex polo elettronico, Parco Scientifico e Tecnologico, Laboratorio di Fisica Nucleare, ambiente meta di turismo storico-culturale e naturalistico, sistema Parchi, agricoltura e lavorazione dei prodotti tipici, artigianato. Da ultimo, ma molto importante, il clima sindacale, l’ambiente sociale e lo spessore del tessuto associazionistico. La tradizionale politica moderata del capoluogo (e dell’intera regione) insieme ad un clima provinciale e rurale hanno disegnato i contorni di un ambiente che ha favorito, se non altro per motivi di occupazione, il mondo dell’impresa nonché una certa flessibilità dell’intero sistema economico. I rapporti con il sindacato, visto come interlocutore affidabile e fattivo, ben collegato al mondo politico regionale, sono sempre stati buoni e distesi nonché improntati al progresso sociale e civile.

Tutto questo non è poco, tutt’altro, è tantissimo, ma non ce ne rendiamo conto perché non siamo abituati a venderci (l’Obiettivo 1 l’ha fatto per noi) e perché fin qui non ne abbiamo avuto bisogno (due su tre aquilani sono impiegati pubblici), ma gli indicatori strutturali, non quelli congiunturali che inquadrano un momento del percorso, che cominciano a venir fuori solo adesso (il Pil, per esempio, uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori – ormai veri teorici – del “va tutto bene”, è diminuito nel 2002 dello 0,4%!) dicono che abbiamo un tasso di crescita inferiore alla media nazionale. In ogni caso, è assolutamente inutile discutere se l’economia va bene o va male, l’industria va male e sta sotto gli occhi di tutti lo smantellamento del polo elettronico, pertanto, si concentrino tutti per dare il meglio di sé in tutta questa vicenda, per offrire tutto quanto è necessario alla localizzazione di nuovi insediamenti e raggiungere l’obiettivo di ricostituire un tessuto industriale in città.

Ora abbiamo capito che in questa provincia, sepolto come un reperto archeologico, si è conservato un patrimonio ambientale e sociale: lucidiamo il nostro oro e facciamolo brillare per incantare gli amici vicentini: non perdiamo l’occasione.

 

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