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A proposito dell’editoriale del Direttore de Il Centro

di Antonio Cappelli

Direttore Confindustria L’Aquila

 

Ho seguìto con appagamento, e in voluto silenzio, la bagarre alla quale hanno preso parte tutti i lettori de Il Centro sul tema dell’assenteismo. Come pure mi sono astenuto, e continuo a farlo, dallo snocciolare dati e numeri che Confindustria elabora e sottopone all’attenzione di folte platee in occasioni ormai innumerevoli. E con altrettanta soddisfazione ho letto e condiviso le parole del Direttore nell’editoriale dello scorso 6 novembre, editoriale che non mi ha trattenuto dal dire la mia.

Ebbene, sono stato in silenzio, dicevo, perché l’argomento mi ha visto, e mi vede ancora, in prima linea. Da tempo immemorabile. Lo sanno bene i sindacalisti con i quali mi interfaccio in un confronto quasi quotidiano, confronto nel quale mi sento in trincea, solo come sono ad affrontare una delle piaghe peggiori che affligge il sistema delle imprese. Abbiamo dei dati, ufficiali e riconosciuti da tutte le parti sociali, che ci dicono quanti e quali danni arrechi l’assenteismo. E abbiamo un’associazione datoriale, la nostra, che da anni cerca di portare il problema fuori dalle “mura domestiche”. Ma nessuno, dico nessuno, ci ha mai neanche presi sul serio, solo decidendo di affrontare l’argomento e il dibattito conseguente. Tutt’altro. Quasi sempre ci è stata affibbiato il ruolo di quelli che stanno dalla parte dei padroni, di quelli che affamano la gente, che vogliono tornare agli anni bui delle tutele sociali a zero. Ebbene, è bastato che un giorno l’On. Gaspari dicesse mezza parola, perché cambiassero le carte in tavola. Deus ex machina, quello zio Remo.

Ma perché in questo lembo di terra tutto deve passare per le mani di chi di dovere, perché si possa parlare, agire e financo pensare? Allora quali sono i nostri interlocutori, quelli ai quali dovremmo fare cultura d’impresa, che dovremmo strappare alla logica del posto fisso e avviare all’”intraprendere”, che dovrebbero dare una svolta a questa terra che ancora non guarda oltre il Gran Sasso? Mi vengono i brividi. Fuori, giovani aquilani, placidi abruzzesi, c’è un mondo intero, nel quale tuffarsi e rotolarsi tra cose e persone che sono in continuo mutare, senza convincimenti ed usi secolari, anzi vetusti, soli con se stessi e la voglia di vivere la vita, di cavalcarne la tigre che c’è dentro. Mi viene solo voglia di augurare a tutti buona fortuna.

 

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