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A proposito della deroga all’87.3.c.: solo un grazie alla Camera di Commercio

Che L’Aquila abbia definitivamente perso la speranza di vedersi riconosciuta la immissione nelle aree soggette alle agevolazioni della deroga all’87.3.c. è un fatto quasi certo, a meno di nuove determinazioni di cui, ad oggi, non si ha notizia.

Non è persa, invece, la possibilità – stante almeno quanto ci è stato concesso di capire o dedurre fino ad ora – che una “volontà politica” possa convincere Bruxelles a rivedere la sua posizione. Per una ragione semplicissima.

Sapevamo tutti, governo e opposizione (ed entrambi avrebbero dovuto remare nella stessa direzione) che la nostra domanda non era supportata dai requisiti necessari che la Comunità richiede per accedere alle agevolazioni, ma sapevamo che L’Aquila vive uno stato di arretramento irreversibile. Arretramento indimostrabile stando ai parametri della Ue (oggi più che mai desueti e non più rispondenti ad una capacità di effettiva rappresentazione della realtà locale), ma affermabile e valevole attraverso un intervento di natura politica.

Il rapporto a corredo di quella domanda fu redatto dalla Camera di Commercio che non solo ad oggi rappresenta l’unica entità in grado di articolare uno studio sull’andamento economico della provincia ma che, in più, in quell’occasione ebbe anche il coraggio e la capacità tecnica di elaborare una serie di “escamotage” con i quali aggirare le barriere comunitarie. Tali escamotage sarebbero stati argomenti forti, anzi, dati inequivocabili se solo ci fosse stata quella volontà politica di voler raggiungere l’obiettivo.

E’ evidente che la “chiamata” di Bruxelles del 16 marzo scorso (della quale ci pare che pochi abbiano capito il contenuto financo letterale) – con la quale venivamo invitati a completare la domanda depositata entro 20 giorni – era l’ultimo invito a presentarci decisi e compatti, con una volontà regionale unica. (mpi)

 

 

 

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