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GI Confindustria, Panunzi: “La flessibilità: il vero problema”

L’intervista a Pierluigi Panunzi, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria L’Aquila.

Lei è il primo presidente nato sotto l’egida di Confindustria Gran Sasso.

Se, come auspico caldamente, le Province saranno eliminate, allora sarà fondamentale trovare dei momenti di incontro sul territorio. Questa è la prospettiva di un polo degli imprenditori del Gran Sasso, quella di aggregare le forze e puntare sui settori di comune interesse: il turismo di montagna estivo e invernale; quello enogastronomico e quello culturale. Dobbiamo razionalizzare le risorse e individuare e rafforzare dei veri e propri “distretti produttivi” in grado di attrarre investimenti. In questo senso, sono favorevole all’istituzione di un Ateneo unico.

Eredita il ruolo da Alessandra Rossi, che è stata un presidente molto attivo sul piano della ricostruzione post-sisma.

La mia presidenza è nel segno della continuità. Gli imprenditori dell’area investita dal sisma hanno esigenze che considero prioritarie. Per questo ho intenzione di formare una squadra di lavoro ad hoc, ponendo particolare attenzione all’attribuzione di deleghe che non solo saranno direttamente collegate alle specifiche competenze dei singoli, ma anche alle esigenze del territorio aquilano. Mi rendo perfettamente conto che, da avezzanese, non vivo concretamente le esigenze degli imprenditori aquilani, per questo ci sarà nella squadra qualcuno in grado meglio di me di monitorare i problemi delle aziende aquilane, seguire le vicende legate alla ricostruzione e rapportarsi direttamente con le istituzioni locali.

Quali sono le richieste e le proposte dei giovani imprenditori in tema di sviluppo?

Il Patto per lo Sviluppo va rivisto, rigenerato nelle sue funzioni e plasmato rispetto alle specifiche esigenze del nostro territorio; enti locali, università, camere di commercio, sistema bancario e associazioni sindacali devono perseguire iniziative volte a potenziare imprenditorialità e internazionalizzazione. Chiediamo una vera riforma del lavoro, col potenziamento del contratto di apprendistato, che vorremmo fosse aperto ai laureati fino a 35 anni di età e la defiscalizzazione per i neo assunti estesa anche alle imprese con più di nove dipendenti. E, parlando di temi caldi in questi giorni, sfatiamo il mito dell’art. 18. L’articolo 18 è un falso problema, che riguarda pochissime realtà industriali e non certo la nostra. Il tema importante, invece, è la flessibilità. Che deve diventare reale, concreta, in ingresso e in uscita, tenendo conto dei diritti dei lavoratori e di quelli delle imprese. Flessibilità per tutti, con gli strumenti opportuni, in maniera seria. Anche da parte di coloro che, chiamati a giudicare le controversie tra lavoratori e imprese, e troppo spesso lo fanno applicando in modo preconcetto e acritico il reintegro nel posto di lavoro. Infine, chiediamo strumenti fiscali volti a favorire la creazione di start up. Le giovani imprese vanno aiutate, con più formazione, assetti logistici comprendenti spazi e servizi comuni, di consulenza specialistica di business, supporto in ambito commerciale e industriale, esperienze interformative all’interno delle aziende associate. Auspichiamo, da subito, la diffusione e il potenziamento dei prestiti d’onore agli studenti.

Nel suo programma, un capitolo è dedicato ai Consorzi di Garanzia.

Ben venga il loro potenziamento, ma ci vogliono nuovi modelli di concessione del credito, capaci di valutare le idee innovative. Faremo un tavolo di lavoro dedicato a questo argomento, coinvolgendo i maggiori istituti di credito del territorio. Dobbiamo spronare le banche perché tornino a fare il lavoro per cui sono nate. La loro missione non è accumulare monete nei forzieri, ma far girare il denaro per creare nuova ricchezza. Se siamo in un momento difficile, dotiamoci di nuovi strumenti, ma evitiamo di cadere nella trappola della raccolta tout court. Il rischio del credit crunch è reale e molte imprese lo scontano già sulla loro pelle. Alle banche chiediamo il coraggio di investire, recuperando il loro ruolo di motori dell’economia. Con nuove regole e bilanci più trasparenti magari, prestando ascolto ai consorzi e ai raggruppamenti di categoria.

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