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“J’accuse”: un imprenditore contro la trappola della burocrazia

Gennaro Tornincasa ha scritto una lettera pubblica in cui si appella al Governo per “condividere e denunciare l’ingiustizia di cui come imprenditore mi ritengo vittima”.

Ho scritto ai ministri Passera, Patroni Griffi e Gnudi perché ritengo che la questione, al di là della mia vicenda personale, sia rilevante per l’intero sistema imprenditoriale, specialmente nella sua componente più numerosa, cioè le PMI.

 

Si riferisce a una gara regionale da cui il RTI che lei rappresentava è stato escluso.

Esatto. Ma non voglio farne una questione personale. Per chi fosse interessato, sono disponibile a mostrare la lettera (disponibile sul sito www.ageabruzzo.it, ndr) e tutta la documentazione relativa, che dimostra come una burocrazia vuota (o una sua pretestuosa interpretazione) invalida e paralizza gli imprenditori e il sistema. Della vicenda non voglio certo investire il Governo. Per questo c’è la giustizia amministrativa (con oneri economici di non poco conto per noi piccole imprese). Quello che a me premeva è porre questi temi all’attenzione di chi deve risolverli. E sembra finalmente intenzionato a farlo. Questo Governo sta agendo sui temi delle liberalizzazioni e ha annunciato la volontà di intervenire con efficacia e rapidità in materia di semplificazioni amministrative, per questo mi rivolgo a Loro, ponendo alcuni quesiti che ritengono urgenti e vitali.

 

Lei ha posto 5 “perché”, che finiscono col configurare un vero e proprio “j’accuse” alla PA.

Non voglio sollevare polveroni polemici. Voglio evidenziare il problema per sollecitare risposte adeguate. Nell’interesse mio, perché voglio fare l’imprenditore ed essere messo in condizione di farlo, ma anche di tanti altri imprenditori che troppo spesso cadono nelle trappole di una burocrazia evidentemente priva di senso. A conferma di quanto sostengo voglio ricordare che anche la recente Relazione al Parlamento sullo stato della Pubblica Amministrazione in Italia 2010 – 2011 dedica un intero capitolo al tema del “semplificare per crescere” e “dell’ascoltare per semplificare” e, nell’incipit del paragrafo 6.1, si afferma che “le analisi condotte dalle principali organizzazioni internazionali individuano nella complicazione burocratica una delle prime cause dello svantaggio competitivo dell’Italia nel contesto europeo e nell’intera area OCSE. Come è noto, la Commissione Europea ha stimato per l’Italia una incidenza dei costi amministrativi derivanti dai diversi livelli di governo pari al 4,6% del PIL, che equivale ad un costo complessivo di circa 70 miliardi all’anno. Il peso degli oneri amministrativi risulta ancora più insostenibile per le imprese, in particolar modo per quelle di piccole e medie dimensioni, la cui competitività è in buona parte condizionata dai vincoli e dalle risorse impiegate per gli adempimenti burocratici”. In definitiva chiedo al Governo di mettere in atto azioni concrete e valide su tutto il territorio nazionale, ivi incluso su quello della Regione Abruzzo, affinché le piccole imprese costituite e di prossima costituzione possano concorrere nei mercati, e non invece perdere tempo a rincorrere il proprio futuro nei tribunali amministrativi del nostro Paese.

 

BOX:

5 perché sul rapporto tra PMI e PA:

 

Perché una piccola impresa deve essere “costretta” dalla Pubblica amministrazione ad intrattenere più di un rapporto con gli istituti di credito, altrimenti impossibilitata a concorrere per un pubblico appalto?

Perché una piccola impresa deve tentare di convincere almeno 2 banche a farsi predisporre, per ragioni formali che nessuno andrà ad approfondire, dichiarazioni lessicalmente diverse da quelle che gli istituti di credito per loro prassi interne rilasciano?

Perché una piccola impresa, per cause indipendenti dalla propria volontà, dovrebbe essere esclusa da una gara per inadempimento di un terzo, in questo caso l’istituto di credito, nell’eseguire una certificazione come richiesto da una stazione appaltante dedita a creare contenziosi amministrativi più che ad agire nell’interesse pubblico?

Perché la storia economica e patrimoniale di un’impresa non può essere desumibile da un bilancio civilistico, a tutti gli effetti il documento più idoneo a valutare e garantire il possesso di requisiti economico – finanziari in una gara d’appalto?

Perché un’amministrazione regionale può, attraverso la “tirannia” del lex specialis, disseminare nei disciplinari di gara e nei capitolati prescrizioni prive di logicità e ragionevolezza, ivi incluso il ricorrente utilizzo lessicale della dicitura “pena l’esclusione” oltre quanto previsto dalle norme dello Stato?

Perché un’amministrazione regionale, ignorando letteralmente disposizioni e prescrizioni europee e della Stato italiano finalizzate a incoraggiare la semplificazione amministrativa, l’autocertificazione delle dichiarazioni, nonché la digitalizzazione della documentazione amministrativa, può permettersi di richiedere sia documentazione cartacea, sia documentazione digitale pena l’esclusione dalla gara come nel caso a cui ho fatto riferimento?

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